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Nel frattempo rientrati in Italia 13 nostri concittadini

Haiti: continuano i soccorsi, ma gli USA bloccano tutto


Haiti: continuano i soccorsi, ma gli USA bloccano tutto
18/01/2010, 09:01

PORT-AU-PRINCE (HAITI) - Si continua a scavare tra le macerie delle città haitiane, a cominciare dalla capitale Port-Au-Prince, praticamente rasa al suolo. E si continuano a trovare persone rimaste vive sotto le macerie. Ieri altre due persone sono state estratte vive, ma negli ospedali la situazione è tragica. Moltissime sono le persone con ferite agli arti infettate così gravemente, da dover essere amputate; cosa che comunque comporta una operazione delicata. Ma le medicine sono poche, gli ospedali non ci sono più e le poche tende-ospedale montate sono al collasso. A creare ulteriori problemi sono gli americani. Infatti il governo haitiano ha appaltato agli USA il coordinamento degli aiuti, col risultato che l'unico aeroporto ancora disponibile è completamente bloccato e gli aiuti alimentari vengono lanciati dagli elicotteri direttamente sulla città, in pesanti contenitori dotati di un paracadute a malapena sufficiente a non farlo arrivare troppo veloce. Il risultato è che non c'è una vera distribuzione, perchè i criminali si accaparrano tutto. Venerdì e sabato addirittura gli USA hanno impedito a due aerei - uno francese ed uno di "Medici senza frontiere" - di atterrare, nonostante portassero ospedali da campo e medicinali, che sono indispensabili. L'aereo francese è riuscito ad atterrare a Santo Domingo, ma ora è bloccato là. Infatti la parte spagnola dell'isola sta diventando un altro problema. Essendo state distrutte dal terremoto tutte le attrezzature portuali ed essendo l'aeroporto semi paralizzato (arrivano meno di 100 aerei al giorno), la cosa logica sarebbe utilizzare le attrezzature di Santo Domingo e poi usare camion ed altri mezzi terrestri per il trasporto. Ma il governo dominicano sta creando innumerevoli problemi, tanto che nel week end solo due camion hanno superato la frontiera con Haiti.
Intanto aumenta il problema criminalità. Sabato è stato riferito dell'omicidio, ad opera della polizia haitiana, di un uomo, sorpreso mentre saccheggiava, insieme ad altre persone, i resti di un grande magazzino. Ma ci sono numerosi casi di persone linciate o uccise a colpi di pistola, perchè sorprese a rubare. In alcuni casi si tratta di vere e proprie esecuzioni, visto che parliamo di persone che hanno le mani legate dietro la schiena. Nel frattempo Cite Soleil, uno dei quartieri più degradati della città, è tornato definitivamente in mano alle gang locali. Per di più si sono rinforzati grazie agli oltre 3000 detenuti scappati da carcere, che hanno anche portato con sè le armi sottratte alle guardie carcerarie e all'arsenale del carcere: pistole e fucili mitragliatori. Per sancire la loro posizione, le gang hanno anche attaccato il Ministero della Giustizia, devastando tutto e poi bruciando l'edificio.
Nel frattempo sono cominciati i rimpatri per i primi italiani. Il primo volo, su un Falcon militare, ha riportato in Italia 13 persone: Cristina Iampieri, funzionaria Onu, il padre Bruno, il marito Misha Berlinshi, il piccolo Leonardo di dieci mesi e Pites; Francesco Nocera con la moglie Rosa e la parente Rosaria; Michela Macchiavello, cooperante, con il marito Kobbie Nudie Yeboah ed il figlio Nabi Kweku (due anni); c'erano poi Matteo Menin, volontario Onu ed il piccolo Alessandro Federik, accompagnato da Diane Fabiani, in stato di gravidanza. La madre di Alessandro Federik è viva, ma non ha voluto lasciare l'isola, per aiutare gli altri. Ma rimangono altri italiani e soprattutto ci sono 12 italiani di cui non si hanno notizie

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di Antonio Rispoli
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