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Una 13enne uccisa dai soldati: era su una sospetta autobomba

Herat, si attende l'informativa dei Ros. Aperte tre inchieste


Herat, si attende l'informativa dei Ros. Aperte tre inchieste
04/05/2009, 21:05

Sono state avviate le indagini della procura militare di Roma sull’incidente a Herat, in Afghanistan, dove una pattuglia di militari italiani dell’Omlt ha sparato su una vettura uccidendo una bambina afgana di 13 anni. E’ attesa per le prossime ore l’informativa dei Carabinieri del Ros, incaricati dal pm Pietro Saviotti, titolare delle indagini, sui primi accertamenti rilevati.

I militari in queste ore hanno raccolto le testimonianze dei soldati dei tre mezzi coinvolti nell’incidente e degli altri occupanti della Toyota Corolla su cui viaggiava la bambina.

L’incidente si è verificato a circa quattro chilometri da Camp Arena, il quartier generale dei soldati italiani nella regione occidentale dell’Afghanistan. La pattuglia italiana ha inviato dapprima segnali visivi verso la Corolla, poi sono stati esplosi dei colpi in aria. L’automobile, però, non ha rallentato procedendo verso i militari. A questo punto i soldati, temendo che si trattasse di un’autobomba (la Corolla è uno dei modelli più utilizzati dai kamikaze per questo genere di attacchi) hanno sparato sul terreno vicino all’automobile. Nemmeno allora la vettura si è fermata.
La Corolla era a meno di dieci metri dal convoglio quando i militari hanno sparato mirando al vano motore. Scongiurato il pericolo, i soldati hanno ripreso il tragitto e solo dopo sono stati avvisati dalla polizia afgana dell’entità dell’incidente. Rosario Castellano, comandante del contingente italiano in Afghanistan e responsabile occidentale di Isaf (Rc-W), ha incontrato le autorità della provincia di Herat e la famiglia della bambina morta manifestando "tutta la vicinanza possibile".

Lo Stato maggiore della Difesa ha assicurato che le regole di ingaggio sono state rispettate. “Quanto è successo in Afghanistan è un tragico incidente”, ha commentato sulle pagine del Messaggero Franco Frattini, ministro degli Esteri, il quale ha aggiunto che “quando le condizioni di sicurezza sono così difficili i nostri soldati devono seguire regole precise. E se ci scappa il morto tra di loro per non aver applicato le regole di sicurezza e prevenzione, sono comunque nei guai. Ci sarà un’inchiesta e l’episodio verrà approfondito. Ma, - ha concluso Frattini, - sono sicurissimo che si tratti di un tragico incidente, che deriva dal fatto che i nostri militari, di fronte a certe condizioni sono obbligati a porre in essere alcune regole, precise, che tutti i contingenti applicano”.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha espresso vicinanza e solidarietà alla famiglia della vittima, ed è stato sollecitato dall’opposizione a riferire in Parlamento. “Ogni precauzione per evitare l’incidente era stata presa, - si legge in un comunicato di Isaf, - i membri della forza Nato sono addestrati a gestire situazioni di questo tipo, intraprendendo i passi necessari per evitare di ferire i civili e allo stesso tempo per proteggersi se minacciati”. “Le nostre sincere condoglianze vanno alla famiglia della bambina uccisa, - continua il generale Richard Blanchette, portavoce di Isaf, - purtroppo, però, incidenti come questo accadono anche se noi lavoriamo duramente per prevenire la possibilità di vittime civili”.

Malgrado le dichiarazioni raccolte sul posto, sono state avviate tre inchieste per fare luce ulteriormente sull’accaduto. La prima di Isaf, la seconda della Procura di Roma e l’ultima da parte della polizia afgana. “Andremo fino in fondo per accertare eventuali responsabilità e anche se qualcosa non ha funzionato nelle procedure, così da evitare che simili fatti si ripetano”, riporta un comunicato della missione Nato.

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di Nico Falco
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