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I mercati dicono no alle scelte elettorali di francesi e greci


I mercati dicono no alle scelte elettorali di francesi e greci
07/05/2012, 10:05

Come è noto, la tornata elettorale di domenica in Francia, Grecia e Germania ha avuto un andamento preciso. In Francia, Sarkozy è stato sconfitto da Françoise Hollande, da tutti considerato, all'inizio della campagna elettorale un tipo molle, una riserva (all'inizio il candidato doveva essere Dominique Strauss-Kahn, prima che restasse coinvolto negli Stati Uniti nell'accusa di violenza sessuale sulla cameriera di un albergo, accusa poi rivelatasi infondata); insomma, non certo il candidato destinato ad occupare l'Eliseo. Eppure ce l'ha fatta. Questo perchè Nicholas Sarkozy ha pagato la linea del rigore che lui e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno imposto all'Europa, danneggiando anche l'economia francese, che sta aumentando il debito mentre il Pil è positivo ma basso.
In Grecia ancora peggio, da questo punto di vista. I due partiti che hanno sostenuto il governo Papademos - il Pasok di centrosinistra e Nuova Democrazia di centrodestra - hanno ricevuto una pesante batosta elettorale, mentre hanno guadagnato molti consensi sia l'estrema sinistra che l'estrema destra neonazista. Nel complesso, c'è il rischio di una ingovernabilità perchè il voto si è molto spaccato tra i vari partiti; tanto che qualcuno ha già paventato nuove elezioni prima della fine dell'estate. Ma anche qui a pagare è stato chi ha sostenuto la linea del rigore, cioè i due partiti che hanno sostenuto il governo Papademos che ha massacrato il Paese con una ricetta a base di tagli al welfare e agli stipendi, aumenti di tasse e licenziamenti di massa.
In Germania c'è stata solo una elezione locale, il governo di un lander (l'equivalente di una Regione in Italia), lo Schleswig-Holstein, nel nord del Paese. E anche qua la Cdu, il partito della Cancelliera, insieme con i liberali perdono consensi (soprattutto questi ultimi) ma restano la maggioranza relativa; aumenta il partito socialdemocratico e i Verdi; boom del partito del Pirati, che supera nuovamente l'8%, attestandosi stabilmente tra i partiti che possono superare la soglia dello sbarramento del 5%. Quindi anche qui: puniti i partiti del rigore, cioè quelli di governo. Ma in questo caso, perchè c'è stato poco rigore.
E qui è necessario una cosa, che pochi in Italia conoscono. Per i tedeschi la solidità dell'euro non è un capriccio oppure un gesto di superiorità verso gli altri o cose del genere. E' un punto fondamentale per stabilire la solidità del Paese. Per capire questo punto, bisogna esaminare la storia tedesca. La Germania nasce nel 1870 dalla fusione di uno Stato, la Prussia, e una catena di piccoli e piccolissimi Stati, parte dei quali già da tempo sotto l'influenza prussiana. Da allora, è cambiato tutto: la bandiera, il regime dello Stato (dalla monarchia alla Repubblica di Weimar, alla dittatura del nazismo, alla Repubblica del Dopoguerra), ecc. L'unica cosa che è rimasta costante è stato il marco. Anche quando, dopo la Prima Guerra Mondiale, il Paese fu devastato da una superinflazione e fu necessario cambiare la moneta (un francobollo costava un miliardo di marchi e non era sufficiente per spedire neanche una lettera), il nome rimase: non era più "mark" ma "rentenmark", ma nel parlare normale era comunque il marco. Stesso discorso dopo la disfatta della Seconda Guerra Mondiale: cambiò tutto, ma non la moneta. Quando venne introdotto l'euro, la popolazione era ferocemente contraria. Tanto che per un certo periodo si parlò di chiedere una deroga per avere nel Paese contemporaneamente sia il marco che l'euro. Alla fine rinunciarono, ma ci fu una sorta di promessa implicita che fecero i politici di allora: l'euro sarebbe stato forte come il marco, e quindi i tedeschi si potevano basare su quella moneta come si erano basati sul marco. Con la crisi e i problemi di conti pubblici dei Paesi mediterranei, sono riemerse tutte le paure nascoste per un decennio nella psiche dei tedeschi. Per questo i cittadini teutonici vorrebbero cacciare dall'Europa la Grecia, l'Italia, la Spagna e il Portogallo se non si rimettono in riga immediatamente.
Il fatto che la Merkel abbia cercato di salvare la permanenza della Grecia nell'euro, ha indispettito molti tedeschi, che elettoralmente hanno punito la Cancelliera.
La risposta dei mercati era quella prevedibile: questa mattina tutte le Borse europee sono partite in rosso (MIlano è partita con quasi il -2,5%) e lo spread italiano sui titoli di Stato ha superato i 400 punti ad apertura di seduta, prima di scendere nuovamente sotto quella soglia. Quello spagnoli sta a 420 punti, più o meno stabile rispetto a venerdì. I titoli di Stato greci restano al 20-30% (praticamente fuori mercato) mentre quelli francesi sotto i 200, cioè quotazioni non dissimili da quelle di venerdì. Tuttavia proprio questo è un "no", anche se sembra strano. Negli ultimi tempi i mercati già scommettevano su questi risultati, che non sono una sorpresa. E quindi non c'è uno sconvolgimento, per i titoli di Stato. Tuttavia queste elezioni sono state un segnale di allarme per i governi degli altri Paesi europei: a fare i rigoristi, si perdono le elezioni. Ed è probabile che anche in Italia, alle elezioni amministrative, i risultati (che si sapranno solo stasera) non saranno dissimili: le previsioni danno una caduta dei consensi per Pd, Pdl e Udc ed una crescita di Idv, del Movimento 5 Stelle, e probabilmente anche di Sel. Quindi è possibile che ci sarà un allentamento del rigore anche a livello europeo. Ma è un bene? Per alcuni Paesi sì; per altri, come l'Italia no. A causa delle follie fatte tra il 1984 (governo Craxi) al 1992 (la maxifinanziaria di Giuliano Amato da 92 mila miliardi di lire, quando prese il 6 per mille dai conti correnti bancari) e della pessima gestione dei conti pubblici fatta dai governi Berlusconi, la nostra situazione dei conti pubblici è pessima. A causa di una situazione pessima della nostra economia, di una serie di errori che vanno avanti da 20 anni e di una classe imprenditoriale che è tra le peggiori possibili (fatta salva qualche eccezione che non muove la media), abbiamo un Pil che non cresce, anzi, ci aspettano altri due anni di recessione. Quindi va tutto male. Bisogna quindi aumentare il Pil, ma senza aumentare la spesa pubblica. Impossibile? No, facilissimo. Basta fare una cosa che nessun governo italiano fa mai e non ha mai fatto, almeno in maniera continuativa: colpire l'evasione fiscale, la corruzione e i patrimoni mafiosi. Ma farlo seriamente, cosa che nessuno ha mai fatto.

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di Antonio Rispoli
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