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Mubarak resiste: no a transazione immediata del governo

Il Cairo nel caos, nuovi morti e museo egizio in fiamme

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Il Cairo nel caos, nuovi morti e museo egizio in fiamme
02/02/2011, 19:02

CAIRO - La capitale egiziana continua ad essere vittima di caos e violenze; con le forze dell'ordine spesso autrici di scontri letali con i manifestanti. Nella piazza di Tahrir, oltre ad almeno cinque morti riscontrati da Al-Jazeera, è finito anche in fiamme il prezioso museo egizio.
Il continuo lancio di Molotov, ha infatti fatto divampare un incendio all'interno delle stanze della struttura e non è ancora chiaro fino a dove le fiamme si siano spinte e se i reperti siano stati danneggiati più o meno gravemente. Nella giornata odierna, un gruppo di uomini in sella a cavalli e cammelli, ha fatto irruzione nella piazza centrale della capitale ed ha aggredito la folla. Dopo l'iniziale panico dovuto all'attacco a sorpresa ed alcuni feriti riscontrati, i manifestanti si sono però radunati ed hanno sferrato il proprio contrattacco a quelli che si sono poi rivelati poliziotti in borghese.
A confermarlo è stato anche il leader dell'opposizione Mohammed ElBaradei che, dopo aver definito "l'aggressione di oggi contro i manifestanti in piazza Tahrir un crimine contro il popolo egiziano", si è rivolto alle forze armate:"Chiediamo all'esercito di intervenire e di assumersi le sue responsabilità. Non possono restare con le mani in mano. Dai documenti che abbiamo trovato addosso agli aggressori abbiamo scoperto che si tratta di poliziotti in borghese".

STATI UNITI CONTRO MUBARAK
Dagli Stati Uniti, la linea dura contro il regime di Hosni Mubarak non cambia registro e, attraverso il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, "condanna e deplora la violenza esplosa in Egitto e sono profondamente preoccupati dagli attacchi contro i media e contro i manifestanti pacifici".

IL GOVERNO EGIZIANO NON CEDE
Intanto, dalla tv di Stato, arriva la smentita riguardo voci e racconti che parlavano di aggressioni gratuite ai danni dei manifestanti da parte di alcuni gruppi paramilitari. Per l'emittente Al-Arabya, inoltre, sarebbe falsa anche la testimonianza che parla di numerosi colpi d'arma da fuoco sparati in aria dai militari all'interno della piazza di Tahrir. Riguardo la richiesta di avvio una transizione immediata avanzata da Usa ed Ue, il governo egiziano risponde con fermezza e, attraverso il ministero degli Esteri Hossam Zaki, "respinge gli appelli lanciati dalla comunità internazionale per una transizione immediata nel Paese".

Alla richiesta di "elezioni immediate, libere e pacifiche" lanciata da Obama, si erano uniti anche Nicolas Sarcozy ed il ministro degli esteri italiano
Franco Frattini. Alla maggioranza della popolazione ed alle diplomazie occidentali, infatti, è risultato inaccettabile il discorso che Mubarak ha fatto alla nazione nella giornata di ieri. Il Rais aveva assicurato che non si sarebbe ricandidato per le elezioni di settembre ma che, al contempo, non aveva alcuna intenzione di dimettersi anticipatamente. E, sebbene in un'intevista alla Bbc il ministero del tesoro abbia assicurato che l'esecutivo è "pronto al dialogo con qualsiasi parte dell'opinione pubblica", da parte dei Fratelli Musulmani la risposta è stata secca e sprezzante:"Nessun dialogo con il vice presidente Omar Suleiman senza le dimissioni del presidente Hosni Mubarak".

FRONTE DELL'OPPOSIZIONE DIVISO
Nonostante ci sia una buona parte dell'opposizione che si è dimostrata coesa ed implacabile, all'apertura palesata dal governo in carica hanno risposto positivamente i rappresentanti del Raggrumento egiziano per il cambiamento, i membri del l-Wafd ed i nasseriani. In tal senso, quindi, la formazione anti-governativa perde di forza e di coesione.

L'ESERCITO:"TORNATE A CASA"
Contestualmente, sempre attraverso la tv di Stato, è arrivato anche il messaggio-invito del ministero della Difesa:"ll vostro messaggio è chiaro e le vostre richieste sono state recepite - ha dichiarato il portavoce dell'esercito che ha letto la nota - possiamo mai continuare a stare in strada ancora a lungo interrompendo la vita del Paese, tenendo le scuole chiuse e le attività lavorative ferme?". Il suggerimento è dunque quello di tornare a casa  "per permetterci di riportare la sicurezza nel Paese".

INTERNET RIABILITATA
E intanto, tra il caos, le promesse, le paure, la rabbia, i feriti e le vittime, Al-Arabya riferisce la notizia del ritorno di internet e della possibilità di accedere ai social network come Facebook e Twitter. Il movimento "6 aprile", approfittando della riabilitazione della rete, sta già diffondendo da alcune ore notizie, video ed immagini che riguardo la protesta giunta oramai al suo nono giorno.

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di Germano Milite
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