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Il leader tibetano a colloquio privato con Obama

Il Dalai Lama alla Casa Bianca


Il Dalai Lama alla Casa Bianca
18/02/2010, 19:02

WASHINGTON - E' durato un'ora il colloquio alla Casa Bianca tra il presidente americano Barack Obama e il Dalai Lama. Un incontro a porte chiuse senza la presenza della stampa e dei flash dei fotografi ad immortalare l'evento.
Contrariamente a quanto annunciato alla vigilia, il presidente Usa, ha deciso di accogliere il leader spirituale tibetano, nella “Sala delle Mappe” situata nella West Wing, l'ala dove si trovano gli uffici del presidente e non nello Studio Ovale, dove si è soliti ricevere i capi di Stato e di Governo. Una precisa scelta per sottolineare la natura dell'incontro con il Dalai Lama, accolto nelle vesti di religioso e non di politico. La visita del leader tibetano, infatti, potrebbe contribuire a peggiorare i rapporti già tesi tra la Cina e gli stati Uniti che nell'ultimo periodo hanno avuto diverse cause di attrito.
La Cina ha protestato  contro l'approvazione da parte del governo di Washington della vendita a Taiwan di armamenti sofisticati per un valore di 6,4 miliardi di dollari. Pechino, infatti, rivendica la sovranità sull'isola, che è di fatto indipendente dal 1949. Inoltre, secondo il governo taiwanese, Pechino avrebbe oltre 1000 missile puntati contro l' isola. Una posizione delicata quella degli Usa che se da un lato riconoscono la Repubblica Popolare come "unica",  mantengono stretti legami economici con Taiwan e sono obbligati da una legge, ad intervenire in difesa dell'isola in caso di attacco cinese.
Anche se, in questo momento, la questione più difficile sembra la divergenza sulla questione del nucleare dell'Iran. Pechino pur dichiarandosi favorevole alla non-proliferazione nucleare, fino ad oggi si è opposta ad un inasprimento delle sanzioni contro Tehran richiesta invece dagli Usa e da altri Paesi occidentali.
La spinosa questione dei diritti umani è un altro tasto dolente. Nel dicembre scorso, la Cina ha confermato la condanna a 11 anni di prigione per dissidente Liu Xiaobo, nonostante la richiesta di clemenza di Barack Obama.
Divergenze poi anche sulla sfera economica. Secondo gli Stati Uniti, la Cina manterrebbe artificialmente basso il tasso di cambio della sua valuta, lo yuan, per favorire le esportazioni e la crescita del suo già enorme avanzo commerciale. Dal canto la Cina che è il secondo detentore del mondo, dopo il Giappone, di Buoni del Tesoro americano, è preoccupata dall'indebolimento del dollaro e in dicembre ha effettuato massicce vendite dei titoli incassando oltre 34 miliardi di dollari.
Nonostante tutto questo, Obama non ha voluto rinunciare all'incontro, ovviamente mal visto da Pechino, con il Dalai Lama, come del resto avevano fatto anche i suoi predecessori.
Durante il colloquio, il leader tibetano ha parlato a Obama della sua battaglia per la garanzia dei diritti umani e della libertà religiosa nella sua regione e il presidente americano gli avrebbe manifestato il suo appoggio. L'indipendenza del Tibet, uno scenario è auspicato da gran parte dell'opinione pubblica americana. Dopo aver parlato con il presidente americano, il Dalai Lama si è detto "molto felice" per l'incontro, che tuttavia si è chiuso senza la stretta di mano di rito di fronte ai fotografi, forse una piccola concessione fatta dal governo Usa alla Cina.

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di Elisa Scarfogliero
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