Dal mondo / America

Commenta Stampa

Il deficit e l’inflessibilità repubblicana


Il deficit e l’inflessibilità repubblicana
18/07/2011, 09:07

“Se Ronald Reagan poteva fare compromessi perché dunque coloro che lo venerano non dovrebbero fare altrettanto?” Ecco come ha reagito Barack Obama attaccando l’inflessibilità repubblicana nelle trattative per trovare la soluzione all’innalzamento del debito nazionale e la riduzione del deficit.
Obama aveva esplorato con la leadership repubblicana l’idea di un “grand bargain”, un compromesso di fondo che aumenterebbe le tasse ma allo stesso tempo ridurrebbe i programmi sociali. Le tasse sarebbero “veleno” per i repubblicani e le riduzioni al Medicare e il Social Security il “veleno” per i democratici. La vittoria l’otterrebbe il popolo americano, secondo Obama, dato che si innalzerebbe il tetto al debito nazionale e allo stesso tempo si ridurrebbe il deficit del Paese in modo significativo.
Parlare di aumenti alle tasse è anatema per i repubblicani, la maggioranza dei quali ha firmato un “pledge”, una promessa solenne di non aumentarle in nessuna situazione. Considerando la debolezza dell’economia riflessa nell’anemica creazione di nuovi posti di lavoro del mese di giugno i repubblicani vedono un aumento alle tasse come killer di altri posti di lavoro.
In quale situazione si potrebbero aumentare le tasse per i repubblicani? Mai. Se l’economia va bene le tasse vanno diminuite per ridare i soldi ai contribuenti e se va male i tagli fiscali devono essere usati come stimolo all’economia. Il fatto che i tagli fiscali apportati dall’ex presidente George Bush e continuati l’anno scorso da Obama non ha salvato l’economia non dissuade i repubblicani dalla loro fede “religiosa”.
Con la loro inflessibilità verso l’innalzamento del tetto del debito pubblico, che condurrà al default secondo Obama e gli analisti più obiettivi, i repubblicani hanno esagerato. Lo si vede dalle fratture del partito. L’ala destra rappresentata da membri del Tea Party continua a sostenere che il default non avrà nessuna conseguenza. I più realisti però si sono accorti che vi saranno conseguenze.
Obama ha già annunciato che se il tetto al debito non sarà innalzato il governo potrà pagare solo il 55 percento delle sue responsabilità. Persino gli assegni dei pensionati potrebbero essere a rischio. I settanta milioni di assegni mandati agli americani ogni mese potrebbero anche non raggiungere i veterani e i disabili.
Il riconoscimento che il pericolo sia vero è stato chiarito da alcuni leader repubblicani. Il più noto è il senatore Mitch McConnell dello Stato del Kentucky, leader della minoranza repubblicana al Senato. McConnell ha persino elaborato un piano secondo il quale il tetto al debito sarebbe innalzato senza il supporto dei repubblicani. In effetti, consegnerebbe ad Obama ed i democratici la responsabilità degli aumenti alle spese. I repubblicani avrebbero dunque le mani “pulite” e non sarebbero penalizzati alle prossime elezioni.
L’idea non è stata ancora accettata ma mette in piena luce che il default preoccupa i repubblicani. Come ha dichiarato McConnell, le conseguenze politiche del default verrebbero addossate ai repubblicani come è successo nel 1995. La chiusura del governo in quell’anno aiutò l’allora presidente Bill Clinton ad essere rieletto. Gli americani non vogliono che il governo arrivi al default anche perché precipeterebbe una crisi alla borsa americana ed eventualmente anche quelle mondiali. Non a caso le agenzie di rating Moody e Standard e Poor stanno già considerando di abbassare la fiducia del governo americano di pagare i suoi debiti.
L’impatto che il default avrebbe all’economia sarebbe critico e nonostante le asserzioni che Obama “possiede” l’economia, il presidente ha già dimostrato la sua capacità di fare compromessi con il suo piano del “grand bargain” rifiutato dai repubblicani e in ogni caso anche dai democratici. Il presidente ha la coscienza pulita. Ha fatto il suo dovere.
Obama sa che si trova in una situazione solida ma che i rischi esistono per il suo futuro politico ma anche per il Paese. Infatti, in una delle ultime trattative ha minacciato Eric Cantor, numero 2 alla Camera, di andare direttamente a parlare con i cittadini. Non si capisce che cosa aspetta, considerando le sue doti oratorie che nessuno fra i repubblicani potrebbe equivalere. L’opinione pubblica è dalla sua parte. Un sondaggio dell’agenzia Quinnipiac ha rilevato che il 48% addosserebbe la colpa ai repubblicani se il tetto al debito non sarà innalzato e solo 34% considera Obama il responsabile. Inoltre lo stesso sondaggio suggerisce che l’aumento delle tasse ai ricchi e alle corporation dovrebbe fare parte per risolvere il deficit (67 % vs. 25%).

Commenta Stampa
di Domenico Maceri
Riproduzione riservata ©