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Reduce della catastrofe di Fukushima

Il Giappone ricorda la bomba atomica e dice 'No' al nucleare

Napolitano: "Le catastrofi facciano da monito all'umanità"

Il Giappone ricorda la bomba atomica e dice 'No' al nucleare
06/08/2011, 15:08

Appena cinque mesi fa, precisamente l’11 marzo scorso, il Giappone ha subito la catastrofe di Fukushima. Il terremoto ed il maremoto avevano provocato un incidente nucleare di notevole importanza. Oggi i giapponesi ricordano un avvenimento altrettanto spiacevole, che provocò 140.000 vittime. Si tratta dell’attacco subito dagli americani nel 1945, quando la bomba atomica distrusse una popolazione. Queste due tragedie hanno fatto rabbrividire e riflettere il mondo intero ed è proprio in questa occasione che Naoto Kan, premier nipponico, ha ricordato che il Paese deve rinunciare all’energia nucleare.
“La recente tragedia che ci ha colpiti” – ha dichiarato il premier – “ ha spazzato via la fiducia che il popolo un tempo aveva nell’energia nucleare”.

“Partendo dall'idea che energia nucleare e genere umano non possono coesistere” – ha poi aggiunto il sindaco Kazumi Matsui – “molti vogliono abbandonare completamente il nucleare”.
Alla commemorazione erano presenti anche i rappresentanti di 60 Paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Oggi anche i superstiti del ’45, che un tempo vedevano nel nucleare civile una risorsa utile per il Giappone, si sono ricreduti in seguito alle ultime catastrofi. "Anche se avevamo vissuto delle esperienze orribili, l'energia nucleare a quel tempo sembrava una seconda scoperta del fuoco” – ha spiegato Sueichi Kido (superstite 71enne) – “in un certo senso speravamo che questa energia potesse essere uno strumento straordinario per migliorare le nostre vite".

Anche il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto esprimersi a riguardo. “Il trascorrere del tempo non attenua l'attualità e il valore di grave monito delle dolorose vicende di Hiroshima e Nagasaki” – ha detto Napolitano -  “Anche nel mondo contemporaneo è presente la sfida rappresentata da focolai di guerra e di violenza che impongono a tutti i paesi democratici e amanti della pace di impegnarsi perchè prevalgano le ragioni del dialogo e siano difesi i diritti inalienabili dell'uomo, in particolare dei civili e delle persone più indifese”.

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di Luana Rescigno
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