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Tra i Paesi non firmatari: USA, Israele, Cina, Russia

Il primo agosto scatta il divieto per le cluster bombs, ma l'Italia resta al palo


Il primo agosto scatta il divieto per le cluster bombs, ma l'Italia resta al palo
18/02/2010, 17:02

Con la ratifica di Moldova e Burkina Faso, sono 30 i Paesi che hanno ratificato il trattato che vieta la costruzione e l'uso delle cosiddette "cluster bombs" o bombe a grappolo; di conseguenza dal prossimo primo agosto lo stesso entrerà in vigore. Le cluster bombs sono una delle armi più letali mai costruite: una bomba, solitamente sganciata da un aereo, ma a volte anche sparata da un cannone, che si "apre", disseminando moltissime piccole bombe su un'area grande quande quanto un campo da calcio. Le bombe si attivano appena toccano il suolo e restano attive anche per decenni, aspettando che qualcuno la urti con il piede o la raccolga chiedendosi cosa è per esplodere. Poichè contiene esplosivo ad alto potenziale, urtarla col piede è sufficiente a perdere quasi tutta la gamba fino al ginocchio. Già la Convenzione di Ginevra ne cieta l'uso su aree civili, ma adesso il divieto sarà assoluto.
Come sempre in queste cose, l'Italia è in arretrato: nonostante il trattato sia del 1997, è stato firmato dal nostro governo solo il 3 dicembre 2008; ma non è mai stato ratificato. La cosa grave, tuttavia, è che il trattato non è mai stato ratificato da quei paesi che ne sono i maggiori utilizzatori: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Israele e Pakistan, che non si sono mai neanche presentati alle discussioni. E ben lo sanno i bambini (e non solo) libanesi, iracheni, afgani, sud-osseti, e di molte altre nazioni, che cosa significa avere a che fare con queste minibombe. Purtroppo si tratta di un'arma che è molto usata, proprio per la facilità di utilizzo (4 aerei possono creare un campo minato di oltre un ettaro, praticamente invalicabile); ma nella maggior parte dei casi le vittime sono civili che passano in quella zona, magari a distanza di anni.

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di Antonio Rispoli
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