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Il Venezuela in crisi, colpito dall'interno e dall'esterno


Il Venezuela in crisi, colpito dall'interno e dall'esterno
20/03/2017, 15:33

La situazione del Venezuela peggiora di giorno in giorno, a causa della crisi economica. I giornali che riportano i fatti, dicono che la colpa è del "regime" (ignorando che il presidente Maduro è stato regolarmente eletto), ma in realtà la situazione è molto più complessa. E per spiegarla, considerando che pochi conoscono quella zona (e anche chi dice di conoscerla di solito conosce la versione degli italiani presenti, che sono parte del problema), bisogna fare un po' di storia di quel Paese, sia pure per sommi capi. 

Il Venezuela è considerato dagli Stati Uniti un po' come il giardino di casa. Per decenni sono stati gfli americani che sceglievano i governanti; persone che vendevano il petrolio a prezzi di favore e che fornivano ogni genere di supporto. Sicchè tutto il potere economico del Paese ha finito per concentrarsi in poche mani, quasi tutte straniere (italiani compresi), che potevano sfruttare manodopera locale a costi vicino allo zero. Le cose sono cambiate quando è stato eletto Hugo Chavez come presidente. Per prima cosa ha nazionalizzato le industrie petrolifere, riducendo poi con le leggi il potere di influenza dei ricchi imprenditori sulle attività di governo. Poi ha cominciato ad ostacolare tutte le aziende straniere che c'erano in Venezuela. Infine ha dato il via ad una serie di misure per aumentare il welfare locale: un reddito di cittadinanza, più scuole, più ospedali, e così via. Tutte misure finanziate con i proventi del petrolio, che è rimasto per anni sopra i 100 dollari al barile. 

Naturalmente, queste misure non sono piaciute agli imprenditori. Piccoli o grandi che fossero, hanno dovuto cominciare a pagare i loro dipendenti, dato che è stata introdotta anche una legge sul salario minimo. E non sono piaciute agli Usa, che si sono trovati uno Stato che non era più al loro servizio e che potevano sfruttare. E quindi hanno cominciato ad organizzare da un lato eserciti privati legati ai ricchi latifondisti soprattutto; eserciti che poi sono stati utilizzati per aggredire le forze di Polizia durante finte manifestazioni (quelle che sui giornali italiani apparivano come "violenze della polizia contro pacifici manifestanti"). Dall'altro, hanno finanziato e guidato l'opposizione politica contro Chavez, con una propagand amartellante su quanto fossero nocive le misure a vantaggio del welfare rispetto alla situazione precedente Cyhavez. Anche qui, si è trattato di una propaganda rivolta più verso chi già odiava Chavez (a cominciare dai ricchi imprenditori) e verso i giornali stranieri che hanno raccontato sempre quella versione dei fatti, anzichè la versione reale. La maggioranza dei venezuelani invece non poteva cascarci: avevano avuto l'acqua corrente, una casa decente, un lavoro, di che vivere. La loro riconoscenza verso Chavez era troppo elevata. 

Le cose sono cambiate quando il presidente è morto. Ovviamente non posso sapere se le accuse fatte dai vertici del suo partito, sul fatto che Chavez sia stato avvelenato dagli Usa sia vere o meno. Ma di sicuro la sua morte ha fatto comodo agli Usa. Anche perchè si sono combinate due cose: da una parte il prezzo del petrolio è calato, arrivando sotto i 50 dollari al barile; dall'altra il successore di Chavez, Nicolas Maduro, ha dimostrato di essere molto meno capace del suo predecessore. Il risultato è stato una economia sempre più declinante. Perchè da una parte il calo del prezzo del petrolio garantiva minori entrate e quindi meno possibilità di finanziare il welfare; dall'altra Maduro ha cominciato a non sapere che pesci prendere per riaggiustare le cose. Per lo più, si è limitato ad agire su due fronti. Il primo è stato quello di limitare le importazioni. Una mossa che però diventa problematica per un Paese che deve importare molto cibo. Infatti, come ho detto prima, la gran parte della produzione agricola del Paese è in mani straniere. Che vendono il grosso di quello che producono all'estero, costringendo il governo a comprare il cibo a prezzi più elevati. 

La seconda mossa è stata quella di aumentare la quantità di denaro circolante. Una mossa che ha permesso di mantenere inalterati i programmi di welfare, almeno in teoria. In pratica però questo sistema ha creato una svalutazione del bolivar (la moneta venezuelana) che ha portato ad una sempre maggiore inflazione. Ovviamente, più aumenta l'inflazione e più aumenta la necessità di creare nuova moneta; più aumenta la quantità di moneta circolante, più aumenta l'inflazione. E' un circolo vizioso dal quale non si può uscire. Anche perchè contemporaneamente si sono ridotte progressivamente le riserve della Banca Centrale (che sono soprattutto di moneta straniera forte: soprattutto euro e yuan cinesi), che ha dovuto usare quei soldi per garantire un flusso costante di importazioni. Altra cosa che ha aumentato la svalutazione del bolivar e quindi l'inflazione. Secondo le ultime stime, siamo arrivati ormai intorno all'800%; cioè i prezzi dei beni si moltiplicano per 10 tra un anno e l'altro. 

L'ultima notizia che è stata diffusa riguarda la scarsità di farina. Anche questo è un prodotto che viene importato, dato che la produzione nazionale viene esportata dagli imprenditori verso gli Usa. E chiaramente, adesso ne viene importato meno di prima, dato che il governo ha meno disponibilità economiche. Per questo il governo Maduro ha ordinato di cessare la produzione di prodotti dolciari, per "costringere" i fornai a produrre solo un tipo di pane: un panino dalla forma allungata, del peso di poco meno di 200 grammi. La scelta è data dal fatto che il suo prezzo è calmierato, cioè deciso per legge. Ed è così basso che tutti possono comprarlo. Perchè si può criticare quanto si vuole il Venezuela e il suo governo, ma un dato è indubbio: i suoi leader non si sono arricchiti e le loro decisioni sono state sempre a favore della gente. Almeno nelle intenzioni. Poi è chiaro che se quelle intenzioni vengono applicate da una persona capace come Chavez, è un conto; se è Maduro, molto meno capace, gli errori sono tanti. 

Il problema è anche che sono venuti a mancare gli aiuti di cui il Venezuela ha goduto. Prima c'era l'aiuto del Brasile e dell'Argentina, che potevano vendere grandi quantità di cibo sotto costo; ma ora entrambi i Paesi sono nei guai. Il primo perchè - come il Venezuela - ha puntato tutto sull'esportazione di un solo prodotto: la soia (non che non esporti altro, ma negli anni '90 è stato il principale prodotto esportato). Ma negli ultimi anni la quantità di soia prodotta nel mondo è aumentata a dismisura, facendo crollare i prezzi. E questo ha fortemente ridotto il valore delle esportazioni del Brasile, a livello tale da non poter più compensare le maggiori spese pubbliche impostate negli anni '90, in termini di welfare e di pensioni soprattutto. Oggi il Brasile è economicamente nei guai, anche a causa dei guai giudiziari che hanno colpito sia l'ex presidente Lula sia la Rousseff, suo successore. E chi governa adesso, Michel Temer, sta adottando politiche di destra che stanno peggiorando la situazione economica a livelli intollerabili. 

Per l'Argentina il problema è politico. Dopo il default, con la fuga del governo filo-Usa dal tetto del palazzo del governo mediante un elicottero, come presidenti sono stati scelti i due Kirchner, prima Nestor e poi la moglie Cristina. Entrambi hanno risollevato l'economia nazionale, nazionalizzando le aziende di estrazione petrolifera e molte altre imprese private. Inoltre hanno calmierato i prezzi di una serie di prodotti di prima necessità e aumentato i salari più bassi. Cosa che ha permesso all'Argentina di recuperare un moderato benessere, anche se non diffuso a tutti. Ma l'azione di Cristina Kirchner (Nestor è morto nel 2010) è stata bloccata dalla scelta degli argentini, che hanno votato Mauricio Macrì. Il quale non ha perso tempo per fare una inversione a 180 gradi: sono state brutalmente tagliate le spese per il welfare e aumentate invece le privatizzazioni, facendo precipitare di nuovo il Paese nella povertà. E quindi anche l'Argentina si trova nell'impossibilità di aiutare il Venezuela (e dubito che Macrì, legato a filo triplo con le banche americane, voglia agire contro i loro interessi aiutando il Venezuela). 

Ci sarebbe in teoria la Cina che negli ultimi 15 anni ha cominciato a finanziare lo sviluppo economico sia nei Paesi del Sud America sia nei Paesi africani. Ma anche qui il Venezuela si è indebitato molto negli ultimi anni, e la Cina quindi è poco propensa a concedere altri prestiti. Rischierebbero di essere soldi dati a fondo perduto. E anche se venissero finanziate ulteriormente le importazioni venezuelane, come potrebbero essere rimborsati quei soldi? Perchè resta il problema dell'economia venezuelana. Cioè del potere economico del Paese che è in mano a chi vuole il Paese povero e sottomesso. Sarebbe come se Confindustria lavorasse per distruggere l'economia italiana. E' chiaro che è un problema serio. Su cui è difficile intervenire. Parliamoci chiaro: l'unica soluzione sarebbe una nazionalizzazione forzata di tutte le imprese. Ma una scelta del genere farebbe scoppiare una guerra civile nel Paese, con i grossi imprenditori che metterebbero in campo i loro eserciti privati. Inoltre, ci sarebbe un forte scotto in termini di calo di efficienza: l'esperienza dimostra che il privato riesce a gestire una impresa meglio del pubblico. 

Questa è la vera situazione del Venezuela. Ma sono cose che i giornali non dicono. Per diversi motivi. Innanzitutto, perchè ammettere la situazione del Venezuela - attaccato dall'interno e dall'esterno - significa parlare di una realtà che non si vuole far sapere. Inoltre, dire che adesso le cose stanno peggiorando, significa anche dire che con Chavez stavano migliorando. E nessun direttore di giornale occidentale ammetterebbe una cosa del genere. Quindi meglio ripetere la solita propaganda: regime cattivo, poveri venezuelani vittime ed imprenditori che lotteranno per il benessere del Paese. Tanto gli italiani a malapena sanno dove si trova il Venezuela; cosa volete che sappiano di quello che avviene lì?

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di Antonio Rispoli
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