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Il vero "Stato-canaglia"


Il vero 'Stato-canaglia'
30/05/2010, 15:05

Come è noto, ci sono alcuni stati che vengono definiti "Stati-canaglia". L'elenco viene fatto dall'Amministrazione USA e comprende quegli Stati che per un motivo o per l'altro stanno sulle scatole agli Stati Uniti. Una volta c'era per esempio anche la Libia, che oggi non c'è più; ma c'è la Corea del Nord, uno Stato talmente povero ed affamato, che non resisterebbe ad un mese di guerra. Il protagonista fisso di questo elenco è l'Iran: grandissimo produttore di petrolio, è sempre stato il sogno incompiuto degli USA. Prima nel 1974 organizzarono la caduta dello Scià per sostituirlo con Khomeini, ritenuto più accomodante e quindi più propenso a far saccheggiare il sottosuolo del proprio Paese dalle compagnie petrolifere americane; quando si accorsero che così non era e dopo le figuracce fatte del 1978, con la mancata liberazione degli ostaggi, gli USA finanziarono Saddam Hussein perchè attaccasse l'Iran, dando inizio ad una guerra decennale. Oggi gli USA hanno conquistato Iraq ed Afghanistan sia per prendersi il petrolio iracheno, ma anche perchè così possono atrtaccare l'Iran sui due fronti.
Ma c'è un Paese che non è mai entrato nella lista degli "Stati-canaglia" e che non ci entrerà mai. Ed è uno Stato tutt'altro che tranquillo: ha invaso e mai restituito territori dei Paesi confinanti; non ha mai rispettato una sola risoluzione ONU di condanna; è l'unico Paese al mondo che ha usato armi nucleari, oltre agli Stati Uniti, sulla popolazione civile attaccata; ha in corso un genocidio, senza che nessuno intervenga. Immagino che qualcuno stia provando a cercare in Asia o in Africa quale Paese più o meno sconosciuto corrisponda a questi criteri. Ma in realtà si tratta di un Paese che affaccia sul Mediterraneo: Israele.
Infatti i territori conquistati nel 1967 dalla Guerra dei Sei Giorni (una guerra offensiva scatenata da Israele su tutti i fronti) non sono mai stati restituiti, se si esclude la Penisola del Sinai, restituita dopo gli accordi con l'Egitto del 1974. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre fatto i salti mortali per bloccare ogni risoluzione di condanna dell'ONU, qualcuna è passata col voto plenario ma mai Tel AViv le ha rispettate; e mai è stato sanzionato per questo. Nel 2006, durante l'attacco contro il Libano, gli israeliani usarono bombe nucleari di potenza molto ridotta (si chiamano mini-nukes) contro zone abitate da civili. Infine è in corso un vero e proprio genocidio dei palestinesi, per ora limitato a quelli che abitano nella striscia di Gaza. Si tratta di un milione e mezzo di persone che sono chiuse nel ghetto più grande della storia, almeno 4 volte più grande del ghetto di Varsavia della Seconda Guerra Mondiale. La differenza è che allora gli ebrei stavano dietro al muro; oggi hanno indossato l'elmetto delle SS e stanno fuori, limitandosi a bloccare ogni accesso. Ci sono 14 accessi nel muro che circonda Gaza e che è stato costruito in collaborazione tra Israele ed Egitto: 13 di essi sbucano in territorio israeliano e sono chiusi e sigillati. I mezzi dell'ONU carichi di medicine, di acqua e di cibo vengono fermati, scaricati e fatti partire vuoti: l'acqua se la prendono i soldati; il cibo e le medicine vengono messe sotto il sole, aspettando che vadano a male. Inoltre ci sono soldati israeliani che verificano che nessuno passi e cecchini che uccidono con i loro fucili di precisione chiunque si avvicini a meno di 500 metri dal muro. Anche il quattordicesimo accesso, dal lato egiziano, è ugualmente chiuso da un muro altro tre metri e che scende anche sottoterra. L'unica fonte di approvvigionamento per gli abitanti di Gaza è Hamas, che si procura in Egitto cibo, acqua e medicinali e li fa passare in appositi tunnel che i palestinesi scavano sotto il confine egiziano, in cambio di acqua e cibo. Ma negli ultimi tempi, Stati Uniti e Francia stanno collaborando con l'Egitto per bloccare anche questa strada e sigillare il muro. Il governo francese ha messo a disposizione un sistema di sensori in grado di percepire le vibrazioni causate dagli scavi e gli USA hanno messo a punto un rinforzo del muro già esistente sul lato egiziano, dello spessore di 3 metri, in cui inserire questi sensori. Poche settimane fa si è aviuto un esempio di questo lavoro: gli egiziani hanno lanciato una bomba sottoterra, che esplodendo ha fatto crollare il tunnel, uccidendo cinque persone e ferendione almeno altre due.
Esisterebbe anche un quindicesimo accesso, consistente nello stretto tratto della Striscia che affaccia sul mare. Ma anche lì, non è un accesso praticabile. Infatti ci sono molte motovedette israeliane che pattugliano sia la costa palestinese che la zona al di fuori delle acque internazionali. Le prime sparano su qualsiasi attività vedano sulla spiaggia e sui pescherecci che lasciano la costa per prendere il pesce; le seconde sparano su qualunque nave provi ad avvicinarsi alle acque territoriali palestinesi, o le speronano o le abbordano. Un comportamento che se viene fatto al largo della Somalia si chiama "pirateria" e ha fatto sì che una vera e propria flotta di navi italiane, russe, statunitensi e di altre nazionalità pattugliano quella zona; quando lo fa Israele, abbiamo i governi europei che fanno finta di non vedere oppure applaudono all'iniziativa.
Adesso i pacifisti hanno deciso di forzare le cose: hanno creato la "Freedom Flottilla". Si tratta di un gruppo di otto navi partite da Cipro e dirette a Gaza, cariche di cibo ed altri aiuti umanitari. A bordo ci sono quasi un migliaio di pacifisti, pronti ad opporsi con la non violenza all'iniziativa israeliana. Perchè le intenzioni di Tel Aviv sono chiare e sono state espresse dal Ministro degli Esteri Liebermann: la flotta è da considerarsi un attacco alla sovranità israeliana e quindi andrà fermata con la forza. E' strano pensare che un Premio Nobel e un sopravvissuto di Auschwitz (ci sono anche loro a bordo di queste navi) possano decidere di attaccare Israele. Qualunque Stato al mondo attaccasse una flotta del genere sarebbe considerato uno Stato-canaglia. Persino se gli Stati Uniti facessero un attacco del genere, probabilmente l'opinione pubblica americana non resterebbe zitta. Ma in Israele l'opinione pubblica è quasi tutta sionista, come lo sono i mass-media. E per un sionista affondare quelle otto navi o far morire di fame e sete un milione e mezzo di palestinesi a Gaza non è un problema. Anzi, magari si diverte. Purtroppo, piaccia o no, si dimostra un vecchio assioma: il sionismo sta agli ebrei come i nezisti stavano ai tedeschi alla fine degli anni '30. E con gli stessi risultati per le loro vittime.

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di Antonio Rispoli
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