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Continuano le ribellioni anche da parte dei militari

Inferno in Libia: forse 10.000 morti, si scavano le fosse comuni

Frattini:"E' un bagno di sangue"

Inferno in Libia: forse 10.000 morti, si scavano le fosse comuni
23/02/2011, 21:02

TRIPOLI - Sono giorni oramai che dalla Libia arrivano notizie di morte e distruzione; sangue e caos. Per ora le stime più attendibili, presentate dal rappresentante libico della Corte Penale Internazionale Sayed al Shanuka, parlano di oltre 10.000 morti dall'inizio della rivolta popolare e di circa 50.000 feriti.
Lavorare nel paese africano, per i giornalisti, è difficilissimo se non impossibile: il governo libico ha infatti oscurato del tutto internet ed ha impedito ogni accesso ai cronisti; considerando "fuorilegge" i pochi coraggiosi che sono riusciti ad attraversare i controlli e a penetrare nel territorio per raccontare gli orrori della repressione governativa.
Per ora, quindi, le poche news disponibili sono frammentarie e diffuse esclusivamente dalle fonti giornalistiche arabe come Al-Arabya (sua l'intervista ad al Shanuka che parla di 10.000 deceduti) ed Al-Jazeera.

FOSSE COMUNI A TRIPOLI
Intanto, sulla spiaggia di Tripoli, si scavano numerose fosse comuni per accogliere i cadaveri delle vittime. La conferma dell'attività arriva da un video amatoriale diffuso dal sito Onedayonearth e ripreso anche dal Telegraph.
Le immagini sono fin troppo eloquenti e lasciano agevolmente intendere che quei 10.000 morti annunciati dalla tv araba, purtroppo, non rappresentano una stima troppo pessimista. Tuttavia, oltre all'oppositore di Muhammar Gheddafi, al Shanuka, ci sono anche altre fonti che forniscono un conteggio differente (e meno drammatico) delle vittime. Secondo alcune Ong, ad esempio, i morti sarebbero tra i 6000 ed i 7000. Molto più cauto il ministro degli Esteri Franco Frattini che, nella sua odierna relazione alla Camera, pur parlando apertamente di "bagno di sangue", ha riferito che il conteggio dei decessi supera di poco le 1000 unità.
Secondo alcuni medici che hanno operato sul posto, in ultimo, i morti accertati sarebbero "oltre 2000". Un macabro valzer dei numeri, insomma, che per ora non può trovare una verifica certa dato il caos totale in cui versano Tripoli e tutte le altre principali città dello stato nordafricano.

I MILITARI SI RIBELLANO
Si moltiplicano comunque gli episodi di insubordinazione dei militari libici che, in numero sempre maggiore, si rifiutano di eseguire gli ordini dell'esercito.
Secondo quanto riporta anche il Corriere della Sera, a largo di Malta si troverebbero addirittura due navi da guerra il cui intero equipaggio si sarebbe rifiutato di eseguire il comando di "borbardare bengasi via mare". A confermare la presenza delle due navi e la dinamica dell'accaduto ci sono anche le fonti militari maltesi.
 Altri due aviatori, dopo quelli che si erano rifugiasi a Malta per aver disobbedito all'ordine di effettuare un raid sulla folla di contestatori, hanno ignorato il comando di attaccare Bengasi e fatto cadere i propri aerei in mare. L'aereo precipitato dopo il lancio dei piloti era un Sukhoi 22.

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di Germano Milite
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