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Dopo le dichiarazioni di Berlusconi la situazione si fa tesa

Iran: attaccata l'ambasciata italiana


Iran: attaccata l'ambasciata italiana
09/02/2010, 18:02

TEHERAN - Su l'Espresso, l'avvenimento di quest'oggi caratterizzato da un attacco all'ambasciata italiana di Teheran con lancio di pietre ed intonazioni di cori come "a morte l'Italia", "a morte Berlusconi", è stato stigmatizzato con un titolo eloquente:"L'effetto Berlusconi".
Effetto Cavaliere o meno, dopo le dichiarazioni del Premier durante la visita in Israele che equiparavano 
Mahmoud Ahmadinejad addirittura ad Hitler, i rapporti tra Italia ed Iran sembrano pericolosamente compromessi.
Ad attaccare la sede della diplomazia italiana con pietre e minacce di morte è stata infatti la milizia paramilitare fedele all'ayallotah e ai Pasdaran i cui membri, conosciuti in tutto il mondo per la loro ferocia nella repressione dell'opposizione, vengono chiamati basiji.
L'attacco al simbolo della nostra attività diplomatica in Iran è in effetti innegabilmente il segnale che si temeva e, cioè, il passaggio dell'Italia da nazione neutrale nei confronti del regime degli ayallotah a nazione che si è autodichiarata, per voce del suo stesso primo ministro, apertamente nemica.
Da sempre, la posizione del nostro paese al centro del mediterraneo, ha costretto i vari governi a dover mantenere una posizione ambigua e difficile che non scontentasse troppo il resto degli stati occidentali e che, al contempo, non indispettisse quelli del medioriente. Tutti sono infatti a conoscenza dei giacimenti di petrolio presenti in territorio iraniano gestiti dall'Eni e del conseguente interesse economico che ci lega (dunque non certo per "amicizia") al paese guidato da Ahmadinejad. Peccato che la saggezza espressa dallo slogan "Gli Stati non hanno principi ma solo interessi" da lui stesso pronunciata, abbia tragicamente abbandonato Berlusconi durante la sua visita a Gerusalemme.
Ora il nostro paese, con parole dure ed incontrovertibili, è schierato totalmente contro quello che, se non era mai stato un vero "amico", ora sarà complicato gestire come nemico dichiarato.
Per non contare del ruolo da mediatore privilegiato in caso di crisi internazionale che, stando agli attacchi odierni, abbiamo perduto. Del resto, si sa, la diplomazia non è assolutamente un'arte che può portarsi avanti seguendo gli umori momentanei ma,al contrario, ricordandosi che la forma è molto più importante della sostanza.

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di Germano Milite
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