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La donna è stata condannata per omicidio ed adulterio

Iran: mobilitazione internazionale per Sakineh, condannata a morte


Iran: mobilitazione internazionale per Sakineh, condannata a morte
23/08/2010, 10:08

TEHERAN (IRAN) - Cresce nel mondo occidentale la mobilitazione per Sakineh Mohammadi-Ashtiani, donna di 43 anni e madre di due figli. La donna è stata condannata a morte per l'omicidio del marito; dato che è stata condannata anche per adulterio, la sentenza verrà eseguita mediante lapidazione. Secondo l'accusa, infatti, lei e il cognato erano amanti e lei avrebbe collaborato nell'omicidio del marito. Alcune settimane fa la donna è apparsa in TV, dove ha rilasciato una intervista, nella quale ritrattava la propria confessione sull'omicidio che le è stato contestato. Ed oggi gli organi di stampa diffondono un messaggio inviato dalla donna: "Ma come fanno a prepararsi a mirare al mio viso e alle mie mani, a lanciarmi delle pietre? Perché? Sono Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Dite a tutto il mondo che ho paura di morire. Dalla prigione di Tabriz ringrazio quelli che pensano a me". In realtà la sentenza è sospesa per ora, in quanto si sta effettuando il riesame previsto per legge.
Così, nel frattempo si moltiplicano gli appelli e le petizioni a favore della donna. Ce ne sono almeno due diversi che circolano su Facebook, ma sta avendo molta risonanza anche l'appello di un gruppo di intellettuali francesi - tra cui il sociologo Edgar Morin, gli storici Elisabeth Roudinesco e Max Gallo, lo scrittore Marek Halter, i filosofi Daniel Schiffer e Michel Serres - nel quale si parla di "punizioni inique e barbare".
Certo, detto dai francesi, che almeno fino alla fine degli anni '80 avevano delle basi in Africa dove praticavano regolarmente la tortura (che ovviamente non potevano praticare ufficialmente in patria), anche se ufficialmente hanno sempre negato, appare quasi comico. La pena di morte è in sè iniqua e barbara, anche quando viene fatta con una scarica elettrica, come negli Usa, o con un colpo di pistola alla nuca, come in Cina. Ma appelli per questi governi non se ne vedono mai in giro. SI vede che non è "da intellettuali", ricordare a questi governi - e a molti altri nel mondo - quanto siano "inique e barbare" certe sentenze.

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di Antonio Rispoli
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