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Intanto nuovo giro di vite da parte di Bruxelles

Iran: richiamato in patria l’ambasciatore italiano

Il ministro Terzi: “Per consultazioni e per capire meglio”

Iran: richiamato in patria l’ambasciatore italiano
01/12/2011, 17:12

TEHERAN – L’ambasciatore italiano presso Teheran farà presto rientro in Italia “per consultazioni”. L’annuncio è stato dato dal neo ministro degli Esteri Giulio Terzi a Bruxelles: la decisione di richiamare in patria Alberto Bradanini è stata presa dalla Farnesina “con la convinzione che debba esserci – ha spiegato il ministro – un segnale chiaro e condiviso verso le autorità iraniane”. “Noi vogliamo sapere quali sono le concrete garanzie di sicurezza per il nostro personale diplomatico – ha spiegato al riguardo il titolare della Farnesina – dopodichè decideremo sulla base di quello che ci dirà il nostro ambasciatore”. Non si tratta per il momento quindi di una chiusura dell’ambasciata italiana, ma di un approfondimento di quelle che sono le condizioni di sicurezza degli italiani operanti in territorio iraniano, in base alle quali poi decidere in che modo agire.
È dopo l’irruzione di un gruppo di giovani studenti filo-governativi nell’ambasciata britannica a Teheran, che i rapporti tra l’Iran e l’Occidente sono diventati più tesi. Per il momento, la Gran Bretagna ha chiuso l’ambasciata e ha deciso di evacuare il personale diplomatico, così come richiesto dagli studenti iraniani; anche la Norvegia ha chiuso la sua ambasciata, mentre l’Italia, a quanto pare, sta pensando di chiuderla e nel frattempo ha deciso di convocare l’ambasciatore a Roma per avere un quadro più chiaro.
Intanto, a Bruxelles si è deciso un ulteriore giro vite contro l’Iran: i ministri degli Esteri dei Ventisette hanno allargato a 39 persone e 141 compagnie il congelamento dei beni e dei fondi, più il divieto di ingresso, e decideranno entro la prossima riunione ministeriale di gennaio se imporre sanzioni anche al settore energetico, finanziario e dei trasporti della Repubblica islamica. Tale decisione arriva soprattutto in seguito al rapporto dell’Aiea, dell’8 novembre scorso, che aveva avanzato forti sospetti su un avanzamento del Paese verso la costruzione di un’arma nucleare.

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di Antonio Formisano
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