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Comincia il rientro dei soldati tra perplessità e problemi

Iraq.Generale Odierno: "Non so se ne è valsa la pena"


Iraq.Generale Odierno: 'Non so se ne è valsa la pena'
13/08/2010, 19:08

Il generale Babaker Zebari, alto ufficiale del nuovo esercito iracheno, sorto dal 2004 sulle ceneri di quello dissolto con la caduta della dittatura di Saddam Hussein nell'aprile 2003 ha messo in dubbio le capacità del suo esercito a meno di tre settimane dal completamento del più importante ritiro di truppe americane.
“A questo punto il ritiro sta procedendo bene per il fatto che i soldati americani sono ancora sul campo, ma i veri problemi cominceranno dopo il completamento dell'operazione alla fine del 2011”, ha sostenuto in un'incontro con la stampa e ha aggiunto che in realtà le nuove forze di sicurezza nazionali (circa 440.000 poliziotti e 220.000 militari) non saranno a suo parere 'pronte a garantire il controllo del Paese sino al 2020'".
Entro la fine di agosto, gli Stati Uniti resteranno in Iraq con 50.000 uomini, una forte diminuzione rispetto ai 150.000 del 2007-08. Il governo americano prevede inoltre entro il 31 dicembre 2011 il rientro totale.
Al generale iracheno ha risposto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, che si e' detto 'soddisfatto' per i progressi verso la pacificazione e l'efficienza delle nuove forze militari e di polizia locali, tanto da garantire 'il proseguo del trasferimento delle responsabilita'' dalle truppe Usa a quelle nazionali.
Gibbs ha anche citato il comandante in capo del contingente Usa in Iraq, generale Ray Odierno, che in un recente incontro con il presidente Obama ha assicurato la 'piena capacita' operativa' delle reclute irachene addestrate negli ultimi mesi.
Odierno,  comandante delle forze americane impegnate in Iraq, ha però precisato, che e' ''ancora da valutare'' se la guerra in Iraq possa essere considerata un successo oppure no.
Odierno alla NBC ha spiegato che ci vorranno ''dai tre ai cinque anni'' per capire se la guerra abbia contribuito a dare stabilità al Medio Oriente.
E alla domanda se ''valeva la pena'' fare tanti sacrifici, ha detto: ''La mia risposta a tale domanda e' questa: e' ancora da valutare''.
A Bagdad intanto il portavoce del governo, Ali' al Dabbagh, ha preso le distanze da Zebari e precisato che i suoi giudizi sono 'del tutto personali'.
Eppure il dibattito e' rovente. La repressione della violenza seguita alle grandi operazioni americane del 2007-2008 tende a lasciare il campo a incertezze, paure, attentati in tutto il Paese.
L'incubo del ritorno delle milizie armate incombe.
L'Iraq e' senza governo dalle elezioni parlamentari dello scorso 7 marzo. I servizi essenziali restano ridotti a qualche ora di elettricità quotidiana e poca acqua nelle tubature".

 

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di Elisabetta Froncillo
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