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La pacifista americana fu schiacciata da un bulldozer

Israele assolto, la morte di Corrie "uno spiacevole incidente"

Cercava di fermare demolizioni delle case dei palestinesi

Israele assolto, la morte di Corrie 'uno spiacevole incidente'
28/08/2012, 12:45

GAZA - Rachel Corrie, schiacciata nove anni fa da un bulldozer dello stato ebraico mentre faceva da scudo umano per impedire che venissero distrutte le case dei palestinesi a Gaza, è morta solo per "uno spiacevole incidente". Così ha liquidato l'omicidio la corte di Haifa, così finisce tragicamente anche la battaglia legale avviata dai genitori dell'attivista americana, morta a 23 anni mentre dimostrava pacificamente.
Il tribunale ha definito l'accaduto un evento che la vittima avrebbe potuto evitare: lo stato israeliano e i suoi bulldozer sono dunque innocenti. Il giudice Oded Gershon ha sottolineato che Israele non può considerarsi responsabile per alcun danno provocato in situazioni di combattimento e ha spiegato di non aver riscontrato negligenze da parte dell'esercito israeliano nell'inchiesta della polizia militare, messa sotto accusa dai genitori di Rachel. La pacifista si sarebbe messa in pericolo da sola, semplicemente manifestando, e dunque "non vi è alcun fondamento per richiedere un indennizzo allo stato". Le parole molto dure del giudice hanno trovato scudo nel legale della famiglia Corrie, l'avvocato Hussein Abu Hussein, che ha amaramente commentato: "Anche se non sorprendente, questo verdetto è un esempio ulteriore della vittoria dell'impunità sulla responsabilità e sulla onestà "
LA STORIA - Rachel Corrie era un'attivista dell'International Solidarity Movement, lo stesso nel quale militava Vittorio Arrigoni, ammazzato a Gaza l'anno scorso. Il 16 marzo 2003, assieme ad altri compagni, stava cercando di ostacolare le operazioni di demolizione israeliane a Rafah, nel sud della Striscia, al confine col Sinai. Le demolizioni indiscriminate erano state autorizzate dallo stato israeliano sempre nell'ambito della cosiddetta "lotta al terrorismo", e Rachel, in qualità di cittadina americana e contando dunque sui buoni rapporti tra America e Israele, stava cercando di mediare.  Era di fronte alla casa di un medico palestinese, un amico, quando fu investita da una ruspa. 
Tutta la comunità internazionale condannò questa attività di demolizioni: secondo l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi, lasciò senza la casa oltre 17mila persone tra il 2000 e il 2004. 
"Questa corte - ha aggiunto l'avvocato dei genitori di Rachel - in questo modo ha avvallato pratiche illegali, fra cui l'aver trascurato la protezione di vite umane. E questo verdetto biasima in definitiva la vittima, sulla base di fatti presentati al giudice in forma distorta". Per il rappresentante della pubblica accusa, invece, l'unico "problema" è che il conducente del bulldozer non ha visto Rachel Corrie e da quella posizione, secondo le indagini svolte dalle stesse autorità israeliane, non avrebbe potuto vederla. Per lo stato ebraico, dunque, c’è l’omicidio ma non il colpevole. 

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di Gaia Bozza
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