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Più restrittive le norme per i figli degli immigrati

Israele si prepara ad espellere 700 bambini senza i genitori


Israele si prepara ad espellere 700 bambini senza i genitori
06/08/2010, 09:08

TEL AVIV (ISRAELE) - Quando nel 1987 scoppiò la prima Intifada, apparve chiaro che gli israeliani avrebbero impedito ai palestinesi di guadagnare anche quei pochi soldi che riuscivano a guadagnare, lavorando in territorio israeliano. E così il governo di Tel Aviv decise di aprire le porte all'immigrazione da fuori. In particolare arrivarono africani, per i lavori più umili; tailandesi, per il settore agricolo; filippini, per fare i badanti delle persone anziane. Ma queste persone servono per lavorare, il governo non vuole certo che si integrino nel tessuto sociale. E quindi sono state emesse delle norme più restrittive, sull'immigrazione. In particolare è stato vietato agli immigrati di farsi raggiungere da mogli e figli. Per coloro che stanno già in Israele, possono restare i figli che conoscono perfettamente la lingua israeliana, che sono iscritti a scuola e che risiedono nel Paese da almeno 5 anni. Questo renderà illegali, secondo una Ong israeliana, 700 minori su 1200 figli di immigrati. Una deportazione di massa che riguarderà in massima parte bambini che poi nel proprio Paese dovranno affidarsi a qualche parente di buon cuore o vivere da soli.
Ma il premier Benjamin Netanyahu ha liquidato la vicenda con un "tutti sentiamo e capiamo il cuore dei bambini. Ma d'altra parte bisogna assicurare il carattere ebraico dello Stato d'Israele". E questo significa per i bambini la paura di svegliarsi la mattina tutti i giorni senza sapere se la sera potrà ricevere dai genitori il bacio della buonanotte

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di Antonio Rispoli
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