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Oltre 200 arresti, irruzione nel covo di Dudus Coke

Kingston, sale a 27 il bilancio delle vittime della guerriglia


Kingston, sale a 27 il bilancio delle vittime della guerriglia
25/05/2010, 19:05

KINGSTON - Nella capitale Jamaicana non si placano i feroci scontri tra i narcotrafficanti, i reparti speciali di polizia e l'esercito. L'obiettivo del governo americano resta quello di individuare ed arrestare Christopher ''Dudus'' Coke; il superboss della droga che è riuscito a mettere in piedi un piccolo esercito di guerriglieri pronti a lottare fino alla morte per proteggerlo.
Proprio questa mattina, le forze dell'ordine, hanno effettuato un poderoso blitz all'intero di Tivoli Gardens; il quartiere dove gli uomini di Coke sono maggiormente presenti ed agguerriti. Un vera e propria roccaforte criminale che è stata accerchiata e bersagliata dal fuoco pesante dei militari. Al termine della retata, però, nonostante gli oltre 200 arresti ed i 27 morti, il ricercato è riuscito a trovare una via di fuga e a far perdere le proprie tracce.
Secondo Il ministro per la Sicurezza Nazionale Dwight Nelson, alcune voci non ancora confermate parlano di diverse vittime tra i civili; mentre gli agenti  invitano gli abitanti a barricarsi in casa per evitare le numerose sparatorie che si verificano a cadenza regolare per le strade della città. Anche il capo della polizia Glenmore Hinds ha infatti ammesso che i suoi uomini stanno combattendo "una vera e propria guerra".
Per le forze dell'ordine è difficile riuscire a prendere il controllo di Tivoli Gardens dato che, quello che un tempo era un rispettabile quartiere residenziale, è oramai da diversi anni sotto il totale giogo dei trafficanti di droga. Non solo: Dudus è visto dalla maggioranza degli abitanti come una sorta di eroe liberatore meritevole di assoluto rispetto e, proprio la scorsa settimana, migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare il loro affetto nei confronti del boss degli stupefacenti. In una terra di fame e miseria il crimine si è praticamente sostituito ad uno Stato sempre meno presente ed in grado di mantanere la propria autorità sul territorio. Lo stesso premier Jamaicano Bruce Golding è infatti il leader di un partito che ha fatto incetta di voti proprio nelle zone gestite dagli uomini di Coke. La decisione del governo americano di intervenire sull'isola a causa dei traffici che il narcotrafficante gestiva prevalentemente a New York, però, hanno costretto Golding a scegliere tra la protezione del criminale ed il sostegno economico alla Jamaica che gli States avrebbero interrotto sicuramente qualora non avessero riscontrato la giusta collaborazione.

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di Germano Milite
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