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I SINDACATI IN ROTTA CON IL GOVERNO, PREVISTE FORTI TENSIONI

La Francia pronta ad alzare l'età pensionabile a 62 anni

La Francia pronta ad alzare l'età pensionabile a 62 anni

16/06/2010, ore 22:02 - 

PARIGI - La Francia le prova tutte per conservare il suo privilegiato ratig a tripla A e propone una manovra correttiva delle finanze pubbliche che si preannuncia non meno aspra di quelle che sono già state approvate negli altri paesi dell'eurozona. In particolare saranno tassati maggiormente i redditi alti e si aumenterà l'età pensionabile di almeno due anni (da 60 a 62) entro il 2018. L'obiettivo palesato è quello di risanare il dissestato sistema previdenziale proprio entro 8 anni e, in aggiunta, combattere deficit e debito pubblico che hanno toccato cifre record nel 2010.
Il ministro del Lavoro Eric Woerth, dopo un lungo tavolo di trattative con sindacati sempre più scettici e pronti all'ostruzionismo, ha dichiarato:"Non possiamo ignorare il fatto che la popolazione francese sta invecchiando. Dobbiamo affrontare questo fatto. I nostri partner europei lo hanno fatto lavorando più a lungo. Non possiamo evitare di unirci a questa tendenza".
Da ricordare, tra l'altro, che nonostante i cambiamenti annunciati la Francia sarà comunque tra le nazioni europee con i pensionati più "giovani" (62 anni) a dispetto dei 67 verso i quali si vuol tendere in Germania e ai 65 già prestabiliti per i futuri pensionati britannici ed italiani. Eppure, come Nicolas Sarcoky sa bene, tutti i tentivi di alzare l'età pensionabile proposti dai precedenti capi di governo, si sono miseramente arenati dinanzi alla protesta ad oltranza organizzata nella piazze da lavoratori ed agguerritissimi sindacati.
Tuttavia, alla luce della crisi globale e soprattutto dell'innegabile invecchiamento poderoso della popolazione, gli eventuali manifestanti saranno costretti a fare i conti con debiti da capogiro e dura realtà. Ad oggi, infatti, il deficit del sistema previdenziale francese ammonta a 32 miliardi. Se non si interviene con efficacia e decisione, tale cifra, salirà a 100 miliardi tondi entro il 2050. Con la manovra proposta da Woerth e tenendo come riferimento una disoccupazione pari al 6,5% entro il 2018 (in maniera decisamente ottimistica se non illusoria), i risultati ottenuti dovrebbero produrre un surplus di appena 100 milioni di euro non prima del 2020.
10 anni per rimpiguare la voragine nel sistema pensionistico e un altro deficit, questa volta legato al welfare ed in particolare alla sanità pubblica, che si attesterebbe per quest'anno intorno all'8% del Pil. Anche per tale motivo, dall'esecutivo, si è già predisposto un aumento della pressione fiscale per tutti i più ricchi; con entrate extra previste che si attestano intorno ai 3,7 miliardi di euro sempre entro il 2018. Il nodo cruciale resta però l'azioni di feroce protesta prevista dai sindacati che, come prevedibile, raggiungerà il culmine il prossimo mese di settembre e cioè quando la riforma finirà in parlamento per la discussione e l'approvvazione. Il ministro del Lavoro ha provato a rassenerare gli animi assicurando che, chi ha cominciato a lavorare prima dei 18 anni, conserverà la possibilità di andare in pensione a 60 anni. Stesso "sconto" per tutti coloro che svolgono lavori particolarmente faticosi e debilitanti. Per questi ultimi, se riusciranno a dimostrare le varie conseguenze mediche, si potrà difatti evitare lo slittamento dell'età pensionabile.

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