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L'opinione di Pietro Ancona

"La Grecia e la sinistra europea"


'La Grecia e la sinistra europea'
28/04/2010, 10:04


ROMA - La crisi che sconvolge la Grecia deve fare riflettere sul potere dei mercati, delle multinazionali e della finanza che oramai si propongono come supremi regolatori del destino dei popoli. L'Italia durante il governo Ciampi subì un'aggressione della speculazione che costò cinquanta mila miliardi di lire. Il signor Soros si vanta di potere annientare una nazione gettandola nella disperazione più acuta con un paio di manovre in borsa. Delinquenti alla testa di possenti istituzioni finanziarie hanno impestato il pianeta di titoli fasulli ed ora la Grecia viene sottoposta ad una terribile pressione speculativa fomentata dalla società di rating che con le loro pagelline possono determinare la rovina di milioni di persone, di intere popolazioni, società che hanno tenuto la bocca ben chiusa mentre il mondo veniva depredato dagli squali di oltreoceano. Non è possibile escludere a priori che la Grecia sia un grimaldello per attaccare l'Unione Europea. L'Euro non è stato mai ben visto dagli USA e viene temuto specialmente da quanto la Cina lo ha proposto in sostituzione del dollaro. La stessa Unione Europea come entità politica viene mal tollerata dagli USA che preferiscono nazioni piccole imbottite di loro basi militari. Europa che a mio umile parere bisognerebbe allargare alla Russia per farne una grande entità continentale di pace e frustrare i propositi aggressivi rappresentati dalla installazione di missili Usa in Polonia, in Georgia e in tutti gli Stati-spezzatino provenienti dalla ex URSS svenduta dal traditore Etlsin tra una sbronza e l'altra. Bisognerebbe riformare profondamente i mercati e le borse limitando fino a renderlo quasi nullo il potere degli speculatori. Abolire le società di rating ed affidare soltanto ad istituzioni pubbliche e controllate dall'ONU la regolazione della vendita dei buoni del tesoro e dei titoli di Stato. Le guerre finanziarie per la conquista del pianeta dovrebbero essere impedite da una prevenzione severa. La vicenda del Congresso americano che non vuole saperne di mettere qualche regola, qualche paletto ai banchieri che se la ridevano dopo il disastro da loro provocato e si sono premiati con emolumenti favolosi, dovrebbe far riflettere sul fatto che la maggiore istituzione democratica del mondo sia nella mani delle multinazionali e delle lobby e che queste per la sanità o per la finanza rigettano le pur modeste riforme proposte da Obama. Il potere politico del Presidente degli USA è ridotto a quasi niente rispetto il potere dei militari e dei capitalisti. I primi sostengono la guerra senza fine al mondo intero, gli altri non accettano che il loro suprematismo da supermiliardari venga intaccato e che i meccanismi che fanno comodo a loro vengano scalfiti. La sinistra indebolita da anni di pensiero unico condiviso con la destra non é in condizioni di esprimere una sua opinione, una linea alternativa. La globalizzazione affidata agli animal spirits sta devastando il mondo. Non è più possibile andare avanti senza regole. Senza regole ci attende l'abisso della distruzione. La sinistra deve anche riprendere la lotta per la pace abbandonata da anni dopo la grande mobilitazione che coinvolse più di un miliardo di manifestanti nelle piazze di tutto il mondo. Anche i sindacati dovrebbero riprendere la bandiera della pace per cancellare le carneficine in corso e liberare i palestinesi dalla gabbia della morte di Gaza e dalla colonizzazione della Gisgiordania. Ma la pace non é tra le proposte dei comizi del prossimo 1 Maggio. Rispondere alla crisi rafforzando Maastrict significa caricare sulle spalle delle classi lavoratrici il peso di una crisi originata dalle ruberie dei finanzieri. Una Europa con più Maastricht diventerebbe più oppressiva per le classi subalterne e si allontanerebbe per sempre dai canoni di civiltà che il suo welfare le ha assicurato per tanti decenni. Impoverire le popolazioni di tutto l'Occidente per favorire l'arricchimento delle multinazionali ed il potere della casta dei proprietari e dei managers è una prospettiva inaccettabile di regressione culturale e sociale.

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di Pietro Ancona
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