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Le mani della mala messicana sui social network

La guerra dei narcos si combatte anche su facebook

Da principale canale di denuncia a vetrina del crimine

La guerra dei narcos si combatte anche su facebook
28/09/2011, 20:09

CITTA’ DEL MESSICO - La guerra dei narcos in Messico non si scatena solo nelle strade, ma invade anche il mondo virtuale e semina vittime tra gli utilizzatori del Web. Tanto che Amnesty International denuncia: sembra esserci «una strategia per intimidire gli utilizzatori dei social network che denunciano le violenze». Se da un lato Internet sembra essere diventato un veicolo di «pubblicità» per i crimini commessi dalle varie organizzazioni criminali, una vetrina per immagini di torture, omicidi, decapitazioni, allo stesso tempo la Rete si è convertita nel mezzo privilegiato di denuncia e di lotta ai narcos, attraverso le pagine web dei social network e dei blog. Ed in qualche caso è diventato anche un sistema di prevenzione e allerta cittadina rispetto agli scontri armati. Questo faceva la giornalista Maria Elizabeth Macias, 39 anni, che nonostante si fosse nascosta dietro lo pseudonimo di «La nena de Nuevo Laredo» per le sue segnalazioni in tempo reale sulla pagina di «Nuevo Laredo en vivo», è stata uccisa dai Los Zetas, in un atto dimostrativo. Il suo cadavere decapitato era stato ritrovato sabato scorso al monumento a Cristobal Colon; nella città che si trova nello stato di Tamaulipas, alla frontiera con gli Stati Uniti. La sua testa era stata ritrovata vicino allo schermo e al mouse del suo computer. Accanto al corpo il messaggio: «Sono la nena di Nuevo Laredo e sono qui per le mie notizie... Questo mi ‚ successo per aver creduto nel Sedena (ministero della Difesa)...Grazie per la vostra attenzione», firmato «ZZZ». Ma quello di Maria Elizabeth Macias non ‚ il primo episodio del genere. Il 13 settembre scorso i cadaveri di un uomo e di una donna erano stati appesi ad un ponte con messaggi diretti ai collaboratori di «Al Rojo vivo» e «El Blog del narco», due siti di informazione che si concentrano nella denuncia delle attività del narcotraffico. «Questo accade a tutti i twitteros di Internet. Svegliatevi», c'era scritto su uno dei cartelloni attaccati poco distante. E sempre il World Wide Web è diventato palcoscenico di un gruppo di giustizieri armati che vuol far piazza pulita dei sicari dei cartelli narcos. Una settimana dopo il ritrovamento di 35 cadaveri a bordo di due furgoncini a Boca del Rio (Veracruz), in un video caricato ieri sera su YouTube, un gruppo chiamato «Los Mata-Zetas», (gli «Ammazza-Zetas») ha rivendicato la carneficina. 

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di Valerio Esca
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