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Tentativo riflessione sullo sfogo di un congolese

La lettera di Bokwango ed il vero razzismo verso gli africani

Quando la semplice pietà dell'Occidente diventa una colpa

La lettera di Bokwango ed il vero razzismo verso gli africani
08/06/2011, 12:06

Come intuibile, la dura lettera di sfogo scritta dal  membro della missione permamente dell'Onug a Ginevra, Serge Boret Bokwango, ha scatenato numerose reazioni sul web; facendo addirittura gridare ad un atteggiamento razzista ed intollerante che Bokwango avrebbe dimostrato nei confronti dei suoi connazionali.
Cercando di ragionare al di la degli schemi del buonismo finto solidale che caratterizza i ricchi e paffuti abitanti dell'Pccidente, però, si potrebbe ribaltare l'accusa di profondo approccio razzista (inconscio) a coloro che si scandalizzano per le parole e i moniti usati dal rappresentante congolese. Tra l'altro, In primis occore precisare che Bokwango ha rivolto una durissima critica anche ai membri del governo del suo stesso paese, di quelli arabi e dell'Europa.
Nella sua missiva si percepisce il senso di sdegno per l'immagine collettiva che viene riflessa sul suo popolo: senegalesi, congolesi, camerunensi, marocchini ed in genere abitanti dell'africa, sono infatti comunemente accettati e visti come venditori di fazzoletti, di occhiali da sole e borse contraffatte, di dvd e cd pirata ma anche come mendicanti, accattoni, ladri e nei casi peggiori  spacciatori, trafficanti e "papponi".
Per questo Bokwango dice che, coloro che fuggono e si rassegnano a condurre in Italia e negli altri paesi ricchi una vita da emarginati, da irregolari o da delinquenti, non hanno lo stesso coraggio e la stessa dignità dei connazionali che restano, combattono e muoiono per migliorare le proprie condizioni di vita nel proprio paese. Eppure, proprio noi italiani che tanto ci indignamo per la mancata indignazione del nostro popolo e per la mancata cacciata dei nostri corrotti governanti, dovremmo capire chi con rabbia ed esasperazione invita i suoi conpaesani africani a reagire, a dimostrare dignità e forza e a non rassegnarsi al ruolo di questuanti e di perenni immigrati più o meno irregolari.
L'immigrazione, difatti, dovrebbe essere sempre una libera scelta e non un obbligo o una disperata via di fuga. Il membro dell'Oneg è evidentemente stanco di vedere il proprio popolo dipinto come un'accozzaglia indistinta di lazzari disperati e rassegnati al men peggio. Eppure, riflettendoci, il concetto di "razzismo inconscio" dovrebbe essere molto semplice da comprendere: perché non accettiamo che un italiano possa vendere fazzoletti ad un semaforo? Perchè invece troviamo così naturale ed inevitabile che un congolese viva nel nostro paese senza pagare tasse, versare i contributi che gli serviranno per la pensione e per una vecchiaia dignitosa e rischiando per la propria vita? Come mai, spinti da grande "solidarietà", ci limitiamo a pulirci la coscienza con i 50cent che mettiamo ogni tanto nelle mani di quegli insistenti signori che vogliono lavarci il parabrezza?
Concepiremmo un tipo di "lavoro" simile per i nostri figli? Accetteremmo di buon grado lo status di mendicanti e di reietti affibbiato al nostro popolo? Reputeremmo dignitosa l'elemosina che qualche ricco signore deciderebbe di concederci ad intervalli irregolari? Chi ama l'Africa e gli africani non può che soffrire giornalmente per il modo in cui quel popolo e quella terra straordinari siano stati ridotti. In minima parte ciò è accaduto per  demeriti intestini e per  gravi responsabilità di chi in quei paesi è salito al potere e si è fatto corrompere ma, al contempo, bisogna ammettere che un uomo armato di lancia e rispetto per la natura può poco o nulla contro un esercito di carri armati e sfruttatori di materie prime.
Tuttavia, quello che è successo in Egitto, Algeria, Marocco, Siria, Yemen ecc lascia e deve lasciar ben sperare anche per i popoli dell'Africa nera; da sempre oppressi e dilaniati da corruzione interna e colonizzazione perpetua da parte dell'imperialismo occidentale. Bokwango non tollera più la schiena piegata dei suoi connazionali ed ha il sacrosanto diritto-dovere di dirlo con forza; rimanendo comunque attento a non scoprire il fianco ad accuse ingiuste e decisamente ipocrite e ad accostamenti indegni con il pensiero xenofobo di stampo leghista.
A completamento del discorso sull'immigrazione, in ultimo, c'è da aggiungere una considerazione: dell'ingenuo ed ossessivo "multicuralismo" godono in primis le mafie e le lobby affaristiche finto-umanitarie e di certo non i migranti. In particolare nel Sud italia, la malavita organizzata è notoriamente la prima a beneficiare dei disperati che provengono dai paesi in via di sviluppo. Le politiche d'integrazione, poi, non possono essere discusse e decise sulla base di deformazioni ideologiche e di un pericoloso ed irresponsabile buonismo. Se sul serio si ha intenzione di aiutare i cosiddetti "meno fortunati", non ci si può limitare ad accettare (qualcuno dice "tollerare") il loro status di mendicanti e di schiavi ma occorre fare in modo che possano favorire lo sviluppo dei propri paesi.
Il punto, il vero nodo dell'intera questione vittima giornaliera di strumentalizzazioni macroscopiche, è che un'Africa sul serio forte e sviluppata dal punto di vista socio-economico rappresenterebbe un dramma per gli ingordi e straricchi che gestiscono le sorti del pianeta.
A dimostrazione di ciò basta ricordare un dato: se tutto il mondo consumasse risorse a ritmo dell'Europa, occorerebbero ben cinque pianeti come il nostro per soddisfare le smanie consumistiche di ogni singolo abitante terrestre. A conti cinici fatti: serve che l'Africa resti povera e serve che gli africani si accontentino di avere come massima aspirazione la vendita abusiva ai semafori, sulle spiagge e ad altre attività come la prostituzione, lo sfruttamento della stessa ed il traffico di droga. In tal modo i buonisti avranno la coscienza appagata e pulita e, i veri razzisti, potranno indossare l'abito umanitario e continuare ad ingrassare affamando il mondo.

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di Germano Milite
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