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In Siria 13 morti, Saleh sarà nuovamente operato

La mappa della guerriglia nel mese del Ramadan

Proteste e morti anche in Libia, Tunisia, Yemen e Giordania

La mappa della guerriglia nel mese del Ramadan
19/07/2011, 20:07

Fari accesi oggi sulla Siria. Le forze si sicurezza hanno aperto il fuoco contro un gruppo di persone che partecipava a un funerale nella città di Homs, provocando la morte di 13 persone. Secondo gli attivisti, nella stessa città c'è stata un'ondata di arresti tra i leader dell'opposizione. Il presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, sarà sottoposto nuovamente a un'operazione chirurgica per curare le ferite riportate nell'attentato subito il 3 giugno scorso nel palazzo presidenziale di Sanàa. In Libia almeno 30 insorti sono morti nella battaglia per la riconquista di Brega, mentre la situazione rimane sempre tesa in Tunisia, dove il ministero dell'Interno ha imposto il coprifuoco notturno nel villaggio di Menzel Bourghiba, nella provincia settentrionale di Bizerte, dopo gli scontri dei giorni scorsi. SIRIA. Le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco questo pomeriggio contro un gruppo di persone che partecipava a un funerale nella città di Homs, provocando la morte di 13 persone. Secondo quanto riferiscono i Comitati di coordinamento locale in Siria (Lccs), la polizia ha sparato durante le esequie che si stavano tenendo nei pressi della moschea Khalid Bin Walid, nel quartiere di al-Khalidiya. Decine di persone, inoltre, sarebbero state arrestate in un blitz delle forze di sicurezza sempre a Homs. Tra questi figurano anche alcuni esponenti dell'opposizione. L'Esercito siriano, intanto, ha rafforzato la presenza lungo il confine con il Libano. «Le truppe siriane, con l'appoggio di carri armati, hanno rafforzato la presenza lungo tutti i confini con il Libano - hanno riferito attivisti del nord del Libano - I soldati (siriani, ndr) stanno monitorando tutti i transiti illegali tra il nord del Libano e la Siria». Obiettivo delle forze di sicurezza siriane è impedire ai siriani di sfuggire alle violenze in corso da oltre quattro mesi in patria.
LIBIA. Sono 30 i ribelli libici morti negli ultimi tre giorni nel corso della battaglia con le brigate fedeli a Muammar Gheddafi per la conquista della città petrolifera di Brega, in Cirenaica. Buona parte delle vittime è stata colpita dalle mine piazzate in molte zone della città dagli uomini fedeli al regime di Tripoli, i quali controllano ancora parte della periferia di Brega. Il grosso delle brigate fedeli a Gheddafi si è però ritirato a Ras Lanuf. Il regime libico di Muammar Gheddafi sta esercitando forti pressioni sui vertici dell'università islamica egiziana di al-Azhar per ottenere una fatwa che condanni i raid aerei della Nato sulla Libia. Secondo quanto ha rivelato Abdel Muniam al-Hawni, rappresentante del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico al Cairo, funzionari del regime di Gheddafi si sono rivolti allo sceicco di 'al-Azhar', Ahmad Al-Tayyeb, al quale avrebbero chiesto di emanare una fatwa per condannare i raid della Nato, definendoli «attacchi crociati contro l'Islam».
TUNISIA. Situazione che torna a farsi tesa nel paese nordafricano. Il ministero dell'Interno di Tunisi ha imposto il coprifuoco notturno nel villaggio tunisino di Menzel Bourghiba, nella provincia settentrionale di Bizerte, dopo gli scontri tra manifestanti e polizia registrati negli ultimi due giorni. Si tratta della seconda città in cui viene imposto il coprifuoco in Tunisia dopo Sidi Bouzid, dove ieri un ragazzo di 14 anni è stato ucciso durante una sparatoria avvenuta nel corso di una manifestazione contro il governo.
Il partito islamico tunisino an-Nahda (La rinascita), intanto, ha condannato le ultime violenze registrate in Tunisia e assicurato che le elezioni per l'Assemblea costituente si terranno il prossimo 23 ottobre. «Denunciamo la violenza, da qualunque parte abbia origine, che sia scatenata dai manifestanti o dalle forze di sicurezza - ha detto il leader del movimento, Rachid Ghannouchi, durante una conferenza stampa - Il nostro primo messaggio va al popolo tunisino, per rassicurarlo: tutto quanto avvenuto non minaccia la rivoluzione e le elezioni si terranno il 23 ottobre». Tra canti e altre performance dedicate a Piazza Tahrir e ai 'martirì di Sidi Bouzid, si aprirà il 21 luglio a Tunisi il primo festival itinerante delle rivolte arabe. Come annuncia al-Asaad Khadar, organizzatore e direttore artistico dell'evento, si tratta di un festival musicale, che vedrà la partecipazione di cantanti arabi provenienti non solo dalla Tunisia, ma anche dall'Egitto, dalla Libia e dai territori palestinesi.
YEMEN. Il presidente Saleh sarà sottoposto nuovamente a un'operazione chirurgica per curare le ferite riportate nell'attentato subito il 3 giugno scorso nel palazzo presidenziale di Sanàa. Secondo quanto rivela il quotidiano saudita 'Okaz', tra due giorni il capo di Stato yemenita sarà operato nell'ospedale di Riad, dove è stato ricoverato subito dopo l'attentato, per una chirurgia plastica alle mani. Si tratta del quarto intervento a cui viene sottoposto il presidente. 
Il Ramadan, il mese islamico del digiuno e dell'astinenza, non fermerà la protesta antigovernativa di Piazza Tahrir. Lo hanno annunciato gli attivisti egiziani, spiegando che per tutto il mese sacro, che quest'anno si apre il primo agosto, i loro sit-in proseguiranno regolarmente. Già da oggi, anzi, gli attivisti hanno cominciato a organizzarsi, sostituendo alcuni degli striscioni di protesta con altri dal contenuto religioso, come riferisce il sito di 'al-Masry al-Youm'.
GIORDANIA. Il governo di Amman ha deciso di emanare nuovi provvedimenti restrittivi nei confronti delle manifestazioni di piazza solitamente organizzate dai gruppi di opposizione nel regno hashemita. Secondo quanto riportano oggi i media locali, il ministero dell'Interno ha pubblicato sui principali giornali del paese un avviso nel quale annuncia che «prima di organizzare una marcia o una riunione pubblica è necessario chiedere il permesso alle autorità competenti, segnalando il luogo e l'orario di inizio e di fine della manifestazione». Le autorità avevano già reso noto nei giorni scorsi che non avrebbero comunque mai permesso l'organizzazione di manifestazioni nel centro di Amman, per non fermare le attività economiche della città.
BAHRAIN. Ha iniziato ufficialmente oggi le trasmissioni Lulu tv, la prima emittente televisiva dell'opposizione sciita del Bahrain. Secondo quanto riporta il giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat', il nome dell'emittente si ispira a quello della piazza di Manama, al-Lulu ('perlà, in arabo) dove sono iniziate a febbraio le prime manifestazioni contro il governo. Le autorità delle telecomunicazioni del Bahrain non hanno voluto commentare la notizia della nascita del nuovo canale, che è stata invece diffusa con enfasi dai media iraniani.

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di Valerio Esca
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