Dal mondo / America

Commenta Stampa

Una analisi della diplomazia italiana sulla vicenda Battisti

La politica delle pacche sulle spalle e dei calci in culo


La politica delle pacche sulle spalle e dei calci in culo
02/01/2011, 09:01

La vicenda di Cesare Battisti è l'ennesima dimostrazione di un fenomeno che ai più è noto da tempo. Tralasciando il fatto se sia giusto o meno da un punto di vista legale il "no" del Presidente brasiliano uscente Ignacio Lula da Silva, resta il fatto che la nostra diplomazia è stata praticamente inesistente in questa vicenda. Oggi in una intervista il Ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa, dice di aver ricevuto a suo tempo rassicurazioni che Battisti sarebbe stato estradato, ma - come dicevano i latini - "verba volant". Cioè le parole volano e - aggiungo io - chiunque creda alle parole di un politico non seguite dai fatti, a qualunque latitudine e in qualunque schieramento politico, è un idiota o un ingenuo colossale.
Eppure, se leggiamo sui giornali o se ascoltiamo la TV, ogni volta che si parla di esteri, c'è un fiorire di elogi sperticati alla "politica delle pacche sulle spalle", praticata dal 2001 da Silvio Berlusconi. Cioè una politica estera fatta di sorrisi, di dire sempre di sì alle richieste altrui come se l'Italia fosse lo zerbino del mondo. E così ecco i 5 miliardi di soldi pubblici regalati a Gheddafi con relative passarelle romane con centinaia di hostess, escort, amazzoni e quant'altro; gli inviti privati con Putin e ci mettiamo anche la visita al ranch di Bush. Ma tutto questo cosa ha portato per l'Italia? Quali vantaggi? Nessuno. Anzi, siamo diventati la barzelletta del mondo, sbertucciati e sfottuti in tutti i Paesi, occidentali e non solo. Oggi, chiunque vuole fare battute politiche, prende di mira l'Italia e Berlusconi e non sbaglia mai. E la nostra autorevolezza? L'ha dimostrato Lula: è meno di zero. Insomma, ci prendono tutti a calci in culo. E hanno ragione, perchè questa è la logica conseguenza di una politica estera basata sugli annunci e sulle farneticazioni del premier che si è attribuito ogni merito di politica economica mondiale, senza avervi mai partecipato. Insomma, la politica delle pacche sulle spalle è diventata la politica in cui ci prendono tutti a calci nel posteriore.
Ed è inutile questo strepitare dei Ministri e dello stesso Berlusconi, a cui - a comando del premier - si accoda anche l'ubbidiente e fedele Napolitano (fedele a Berlusconi, ovviamente, non alla Costituzione e ai suoi doveri istituzionali). E il motivo è semplice: l'Italia ha affari in corso in Brasile per una decina di miliardi di euro, che coinvolgono tutte le attività più vicine al premier, da Finmeccanica a Telecom, passando per la Fiat. Se il nostro governo tira troppo la corda, il Brasile azzera le commesse e ci manda via anche dal loro Paese che - è bene ricordarlo - ha 200 milioni di abitanti e ha una crescita economica vicina a quella della Cina. Certo, magari è possibile fare un ricorso alla Corte Suprema e forse entro giugno 2011 ottenere una sentenza favorevole o cose del genere. Ma anche il fatto stesso di ricorrere alla legge contro una decisione diplomatica, indica come la nostra diplomazia ormai praticamente non esista più. Ci rimangono solo i paria del mondo, quei dittatorelli che tutti quanti schifano, come Gheddafi e Lukashenko. Un bel cambiamento, rispetto a quando Prodi veniva invitato in tutte le riunioni che contano e davanti a lui veniva steso il tappeto rosso e non solo fisicamente.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©