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La sanità e la stampa americana: sempre liberal?


La sanità e  la stampa americana: sempre liberal?
10/09/2009, 09:09


"Sono orgoglioso di essere stato sgridato da persone che si oppongono a Medicare, allla Social Security e i programmi di sanità per i bambini". Ecco come ha reagito Chet Edwards, parlamentare democratico del Texas, in un town hall meeting bollente per discutere la questione della riforma sanitaria.
Edwards ha continuato spiegando che gli urlatori non sono tipici dei suoi elettori ma rappresentano invece il due o tre percento di sostenitori di Ron Paul, libertario-repubblicano, che vorrebbe ridurre o persino eliminare tutti i programmi governativi.
Edwards avrà ragione che gli urlatori ai town hall non rappresentano l'americano medio ma la televisione, specialmente quella a cavo, gli ha dato molto spazio. Troppo per EJ Dionne, noto opinionista del Washington Post, in uno dei suoi più recenti articoli.
Dionne ha ragione specialmente quando scrive che la rabbia dimostrata in alcuni di questi town halls riflette in grande misura l'estrema destra del Gop che si oppone a tutti i programmi governativi. Si sbaglia però quando paragona questa rabbia attuale a quella dimostrata da coloro che protestavano contro la guerra del Vietnam negli anni '60 e l'attenzione che anche loro ricevevano dalla stampa.
La grande differenza fra i due gruppi è che quelli che protestavano contro la guerra del Vietnam sapevano quello che dicevano. Avevano capito che la guerra era un grave errore. Molti degli urlatori moderni ai town hall invece sono persone che non capiscono nemmeno che il Medicare è un programma governativo.
Ciononostante, la televisione, specialmente quella via cavo, si è lasciata sedurre dagli urlatori. La maggior parte dei town halls per discutere sulla sanità sono stati condotti in maniera civile e non hanno attirato l'attenzione della stampa. Un giornalista freelance, per esempio, ha spiegato chiaramente al parlamentare David Price del North Carolina che il suo incontro con gli elettori non sarebbe coperto a meno che non vi fossero "manifestanti furibondi". Traduzione: gli urlatori fanno notizia, non la discussione civile su un tema importante.
Queste dimostrazioni di scalmanati hanno dominato non solo le reti televisive come Fox News, che in generale si oppongono a tutto ciò che Obama vuole fare. Anche altre reti come la Cnn e l'Msnbc che mirano ad essere più "obiettive" hanno coperto molti di questi town hall dando ampio spazio agli urlatori. Chris Matthews della Msnbc ha persino intervistato uno di questi urlatori che si era presentato a un town hall con un fucile.
Il mito ovviamente è che la stampa americana è liberal e quindi appoggia il Partito Democratico. In realtà la stampa americana si comporta come tutte le altre attività commerciali. I fondi per mantenere a galla i giornali e le reti televisive provengono quasi esclusivamente dagli annunci pubblicitari delle grosse aziende che sono strettamente legate alla destra e, indirettamente, al Partito Repubblicano. Le aziende vogliono un governo che spinga verso tasse sempre più basse e lasci campo libero all'iniziativa privata. La stampa non può mordere la mano che gli dà da mangiare.
La situazione è peggiore nel campo della televisione la quale è dominata da persone che spesso di giornalismo ne sanno ben poco. Molti dei più famosi "giornalisti" televisivi fanno semplicemente spettacolo. Si veda come esempio il pianto di Glenn Beck della Fox News a marzo con i suoi echi di un televangelista pentito.
Vi sono eccezioni naturalmente come il canale della Pbs, la televisione pubblica, che non dipende dalle aziende e i loro annunci commerciali.
La riforma sanitaria è tenuta in ostaggio da una piccola minoranza vocale la quale è riuscita a legarsi alla televisione commerciale. Il tema della sanità è quasi dunque scomparso dalla discussione civile. Obama lo ha capito. Ecco perché ha parlato direttamente al Congresso. Si spera che con le sue doti oratorie che non hanno pari fra i politici attuali abbia potuto zittire le voci stridule dei reality shows e abbia riportato il dialogo sulla strada che conduca ad una vera riforma.

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di Domenico Maceri - Inviato Usa
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