Dal mondo / Asia

Commenta Stampa

La sconfitta occidentale in Afghanistan


La sconfitta occidentale in Afghanistan
30/07/2010, 08:07

Ancora una volta due soldati italiani sono morti, uccisi nel Paese che hanno invaso, l'Afghanistan. Il MInistro della Difesa Ignazio La Russa tenta di trasfpormare uno dei due, Gigli, in una specie di superman, che si è eroicamente sacrificato per salvare gli altri, ma è solo ridicolo. Non siamo in un film, dove i timer vengono messi in bella mostra con il loro conto alla rovescia. Nella realtà uno dei due soldati italiani è probabilmente inciampato nmella piastra a pressione o nel filo di innesco della bomba, nascoste molto bene, e lì hanno trovato la loro fine. Gli IED (acronimo utilizzato per indicare questi ordigni esplosivi artigianali) sono costruiti alla bell'e meglio, spesso usando esplosivo raccattato in qualche bomba inesplosa. SOno costruiti con semplicità: un po' di esplosivo, molti frammenti metallici ed un innesco: al momento dell'esplosione i frammenti metallici vengono lanciati tutto intorno, colpendo chi è vicino. Se è uno Ied anticarro, l'esplosivo è maggiore ed è piegato in modo da concentrare l'onda d'urto in una sola direzione. L'innesco è a piastra, che viene nascosta sottola strada. Al momento dell'esplosione, davanti al plastico c'è del metallo, che viene liquefatto al momento dell'esplosione e scagliato dall'onda d'urto contro il veicolo. Oppure, più frequentemente, visto che non c'è la possibilità di crearne uno così potente, si usa solo l'onda d'urto per tentare di rovesciare il veicolo. Come si vede tutto molto semplice.
Ed è davanti a questi mezzi semplici che i soldati occidentali manifestano la loro impotenza. In fondo che hanno come armi i talebani? Un po' di esplosivo, mitra, ma poi? Non hanno carri armati, aerei, aerei senza pilota (i droni), l'altissima tecnologia di cui dispongono gli eserciti occidentali. Ma è gente abituata a combattere. Ha combattuto Alessandro Magno, Gengis Khan, diversi imperatori cinesi che hanno provato ad espandersi lì; nel 900 gli inglesi, i russi, oggi gli americani e tutti i Paesi occidentali. E ha combattuto sempre con le stesse armi: armi più povere ed arretrate di quelle del nemico, ma sorrette dalla voglia di cacciare via l'invasore. ANche adesso è così. Fanno ridere gli articoli di giornale o i comunicati che parlando di tentativi di accordo in Afghanistan; c'è da chiedersi i giornalisti che stanno lì, i cosiddetti embedded, se intendono prenderci per i fondelli o solo sfruttare l'ignoranza generale. Non c'è e non ci sarà mai accordo, in AFghanistan. Semplicemente i casi sono due: o gli americani fanno come fecero due secoli fa con i pellerossa, sterminandoli fino all'ultimo uomo, trasformandoli in folklore locale (oggi anche coloro che dicono di essere pellerossa in realtà tranne rari casi lo sono di nome, ma non di fatto) oppure vanno via. Non c'è alternativa: finchè resterà un afgano, esso continuerà a combattere. Il legame tribale che lega questi popoli è troppo forte. Nel loro essere "selvaggi" (inteso come persone che vivono con poco apporto tecnologico e che hanno un livello di cultura alquanto basso) sta la loro forza e la loro debolezza.
I documenti resi noti recentemente da Wikileaks lo confermano, ormai anche le alte sfere dell'esercito Usa si sono rese conto che la guerra è persa. Resta quindi una domanda, che riguarda gli italiani: noi che facciamo? Il ruolo del giapponese nell'isola disabitata che non sa che la guerra è finita? Un vecchio proverbio dice che nessuno vuole essere l'ultimo soldato ammazzato in battaglia; ma sembra che invece i nostri soldati sono i primi ad essersi prenotati per questo ruolo.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©