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Il congolese scrive una seconda lettera

La seconda lettera di Bokwango sulla questione immigrati africani in Italia

Le proposte per restituire dignità agli africani

La seconda lettera di Bokwango sulla questione immigrati africani in Italia
19/06/2011, 17:06

NAPOLI - Lo scorso  7 giugno, Julienews ha pubblicato una durissima lettera che il membro della missione permamente dell'Onug a Ginevra, Serge Boret Bokwango, aveva rivolto agli immigrati africani che vivono in Italia in condizioni di miseria.
La missiva, dai toni molto forti e volutamente provocatori, è stata nel giro di breve tempo letta e condivisa da migliaia di persone in Italia e nel resto del mondo. La settimana scorsa, anche l'agenzia di stampa francese "Novapress", ha citato Julienews e ripreso la denuncia lanciata da Bokwango con un articolo dal taglio decisamente critico nei confronti del congolese. La settimana scorsa, il membro dell'Onug ha così chiesto ai colleghi francesi di poter intervenire nuovamente sull'intricata questione legata all'immigrazione dei suoi connazionali in territorio italiano ed ha rilasciatoun'intervista audio.  Abbiamo così deciso di riproporvela, tradotta in italiano, sottoforma di lettera riassuntiva.

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Innanzitutto, vorrei dire a tutti gli africani: "Dobbiamo essere coraggiosi!."
Ai nostri fratelli che vivono nella miseria, lancio l'esortazione a non allontanarsi dal buonsenso e di custodire sempre la loro dignità. Come direbbe Nelson Mandela: "L'ora più buia precede l'alba!".
Nel mio articolo pubblicato da “Julie news” e ripreso da NOVO Presse, con le parole da me usate, ho deliberatamente voluto dare un'elettroshock. Non per ingiuriare o denigrare qualcuno, ma per denunciare lo scandalo che molti africani devono subire ogni giorno in Italia ed in particolar modo nel sud dell'Italia.
Speravo di rilevare anche la pertinenza dei movimenti leggittimi in favore della lotta contro l'emigrazione clandestina dei giovani africani verso i paesi dell'Europa. Questo movimento è legittimo per ogni africano, panafricano, per i seguaci degli ideali del Sceicco Anta Diop e di Nelson Mandela, solo per citare due nomi di illustri uomini contemporanei.
Ho usato consapevolmente delle parole dure e scioccanti per denunciare un dramma vissuto da un gran numero dei nostri compatrioti africani. Le persone che conoscono il sud dell’Italia capiscono quello che ho voluto esprimere. Nella maggior parte delle città e dei villaggi dell’Italia del sud, ci sono montagne d’immondizia che coprono le strade e le piazze pubbliche, e presentano in certi luoghi uno scenario apocalittico.
Gli italiani del sud si difendono spesso spiegando che questi rifiuti provengono dal nord dell'Italia. Quel che è ancor più sorprendente, addirittura scioccante, è che in questo contesto apocalittico, ai lati dei mucchi di rifiuti, vivono o lavorano gli africani. Gli italiani gli chiamano “Vu Cumprà”.
Quando si interrogano questi africani, che vivono alla mercé di altri e fanno ogni tipo di lavoro, la risposta più triste e scioccante è che questi africani non guadagnano quasi nulla, perché tutto il denaro che guadagnano è poi dato ad un padrone.
Ciò vuol dire che questi poveri africani sono sfruttati tutto il giorno senza mezzi giuridici per difendersi. Denunciando questa situazione nella quale vivono i nostri compatrioti, spero di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica italiana, degli altri paesi europei, dei paesi arabi, dei governi africani e dei popoli dell'Africa, dicendo loro:"Questi africani dell’ Italia del sud vivono in una miseria spaventosa."
A causa di questa miseria, si ritrovano a mendicare, a doversi prostituire ed a essere sfruttati vendendo dei prodotti contraffatti. Le conseguenze immediate di questa situazione si manifestano nel fatto che questi uomini e queste donne si allontanano dal buonsenso e perdono così la loro dignità.
Chiedo ai leader politici, economici ed associativi, di farsi carico del problema di questi uomini e di queste donne che si ritrovano in un ingranaggio che impedisce loro di uscirne a causa di capacità finanziarie scarse, di mancata formazione e di poco sostegno sociale e politico.
Non agire o non reagire per aiutare questi uomini e queste donne, li condanna ad un disumanizzazione ulteriore. Per quanto mi riguarda, propongo concretamente le seguenti iniziative:
1) Con l'aiuto delle autorità locali italiane, in accordo col governo italiano, di procedere ad un censimento di questi africani per sesso, età, livello scolastico e nazionalità. (Ovviamente, mettendoli in una situazione di fiducia e dando loro la garanzia che non saranno minacciati di espulsione o di una partenza forzata verso il paese di origine).
2) Accordarsi con i governi dei paesi di origine di questi immigrati per favorire gli accordi nel campo dell'agricoltura e della costruzione delle fabbriche di trasformazione dei prodotti agricoli. Penso, per esempio, ad una fabbrica di produzione di succhi di frutta. Sono in grado di facilitare i contatti con gli investitori ed industriali italiani che conosco personalmente.
La strategia consisterebbe a far sí che l'Italia proponga una formazione a questi immigrati in tutti i settori di attività di unità di produzioni specifiche. I governi dei paesi di origine degli immigrati si impegnano invece a creare (modalità di finanziamento secondo gli accordi che saranno definiti) queste unità di produzione specifiche nei paesi in Africa.
Questi immigrati, formati in metodi migliori e in tecniche di lavoro specifiche di unità di produzioni da creare in Africa, saranno organizzati in cooperative e si vedranno ciascuno attribuire una o più azioni di queste unità di produzione, che i governi africani dovranno creare in Africa in collaborazione con gli investitori italiani.
Avremo restituito così una speranza ed un'alternativa a degli uomini ed a delle donne che, ne sono convinto, non si opporranno a tornare nel paese di origine con una dignità ritrovata.
Gli esempi dei settori di attività sono tanti (BTP, il settore tessile, la pesca industriale...). I modi di investimento anche.
Ogni volta, il principio deve però rimanere lo stesso :
- Formare gli immigrati a metodi e a tecniche di lavori specifici.
- Favorire gli investimenti in unità di produzione nei paesi di origine degli immigrati, con una partnership: da un lato i governi africani che rappresentano gli immigrati e dall'altro gli investitori ed i industriali italiani.
-Organizzare questi immigrati in cooperative per farne dei "soci-impiegati" di queste unità di produzioni nel paese di origine.
Si tratta certamente di un progetto non facile ma fattibile. Sono a disposizione e chiedo cortesemente a tutte le persone di buona volontà, sia in Africa che in Europa, di manifestarsi e di raggiungermi in queste sfide che contribuiranno certamente ed efficacemente al miglioramento della qualità di vita nei nostri paesi dell'Africa".

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di Germano Milite
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