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Oggi la risoluzione Onu. Ma la Russia si mette di traverso

La Siria tra guerra sul terreno e scontro diplomatico

Mosca apre al dialogo con Assad. Il Cns non ci sta

La Siria tra guerra sul terreno e scontro diplomatico
31/01/2012, 09:01

DAMASCO – A sconvolgere la Siria non è soltanto la guerra che si sta combattendo sul terreno, ma anche la guerra diplomatica: sul dossier siriano, infatti, la difficoltà più grande sembra essere la capacità di trovare una quadra, che possa mettere d’accordo tutti e soprattutto porre fine alla violenta repressione del regime di Assad. I combattimenti nel Paese si sono spostati alle porte di Damasco, dove le forze del regime hanno lanciato una massiccia offensiva, riprendendo il controllo di diversi quartieri che erano finiti nelle mani dei rivoltosi. Ma, mentre quotidianamente ci si ritrova dinanzi ad un crescente numero di vittime (negli ultimi due giorni sarebbero 120 le persone uccise), sul piano diplomatico, per il momento, non si registra nulla di nuovo. La questione è passata dalle mani della Lega Araba a quelle del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che si appresta a votare oggi una risoluzione contro le violenze messe in atto, ormai da undici mesi, dal regime di Bashar al-Assad.
A rallentare i lavori diplomatici, però ,è sempre la Russia, che torna a ribadire la sua contrarietà a qualsiasi forma di presa di posizione nei confronti del Paese siriano: Mosca fa anche sapere che in caso contrario si avvarrà del diritto di veto. E non solo: la Russia si è anche detta pronta a ospitare colloqui tra il regime di Damasco e rappresentanti di una “non meglio precisata opposizione”. Ipotesi, quest’ultima, immediatamente bocciata dal Consiglio nazionale siriano (Cns), che fa sapere di non essere affatto disposto a trattare con un regime, che da quasi un anno uccide impunemente la sua gente. Il governo siriano, dal canto suo, fornisce una versione dei fatti molto diversa: per Damasco a sparare sarebbero da mesi bande di terroristi armate dall’Occidente, dalla Turchia e dai Paesi arabi del Golfo. L’obiettivo delle forze lealiste, comunque resta quello di riprendere il controllo di zone da settimane in mano ai gruppi di disertori dell’esercito a cui si sono uniti i civili in rivolta. Intanto, mentre sul terreno si continua a soffrire e a morire, il leader della rivolta chiede all’Onu di pronunciarsi per l’uscita dal potere di Assad.

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di Antonio Formisano
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