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La vera potenza di Israele? I politici e i mass media occidentali


La vera potenza di Israele? I politici e i mass media occidentali
12/07/2011, 17:07

In questi giorni all'Onu c'è un intenso lavorìo diplomatico da parte degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali. L'obiettivo è' fermare la dichiarazione unilaterale dell'esistenza dello Stato Palestinese. Se si votasse domani, il risultato sarebbe scontato: oltre il 60% dei Paesi aderenti all'Assembloea generale sono disposti a dare il proprio assenso ed almeno il 20% probabilmente si asterrebbe. Per questo gli Stati Uniti stanno facendo i salti mortali, per raggiungere almeno due obiettivi: trovare qualche piega regolamentare che consenta di bloccare o rimandare tutto sine die; riuscire a far cambiare idea ad un certo numero di Stati. La seconda è una possibilità abbastanza remota: i Paesi che diranno sì ad Israele, per lo più sono assolutamente decisi: si tratta di quei Paesi che vedono Israele come un pericolo per la stabilità del Medioriente e/o per la pace; oppure di coloro che sono stati colonizzati in tempi recenti (soprattutto i Paesi africani) e quindi guardano con simpatia i palestinesi, colonizzati e progressivamente sterminati da 44 anni a questa parte.
Più probabile la prima. In particolare, la proposta deve riceve l'ok della maggioranza del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un ok che gli Usa non daranno mai; e anche la Gran Bretagna è sulla stessa linea. Si contava anche sull'aiuto della Francia, ma Sarkozy sta mantenendo le distanze. E' un punto interrogativo anche la Russia, con Medvedev che ha detto che avrebbe accolto con piacere la nascita di uno Stato indipendente palestinese, ma senza fare specifici riferimenti all'Onu.
Quello che tuttavia colpisce è la quantità di aiuti che Israele riceve. Infatti, non solo Usa e Gran Bretagna (e questo lo possiamo considerare normale, visto che Israele serve agli Usa a controllare la zona numero 1 di estrazione del petrolio e l'Inghilterra è sempre stata il servo più fedele degli Usa), non solo Francia e Russia, che non stanno dicendo di no; ma molti altri Stati stanno aiutando Tel Aviv. Per esempio, l'Italia e la Grecia non si sono fatte pregare nel violare ogni norma, pur di bloccare la Freedom Flottilla, cioè una flotta di una decina di navi diretta a Gaza per portare cibo ed altri aiuti di prima necessità. Onestamente: chi ha mai visto la Guardia Costiera puntare una mitragliatrice capace di sparare 2000 colpi al minuto sui civili colpevoli solo di stare a bordo di una nave che sta salpando? Eppure è quello che è successo nel porto di Corfù, nell'isola di Creta, contro una delle navi per Gaza. Anche l'Italia ha fatto di tutto per ostacolare la missione, con Frattini che ha definito "terroristi" i pacifisti che volevano salpare.
E a questo si aggiungono i mass media. In Italia, con eccezione del Manifesto e di LIberazione e in parte del Fatto Quotidiano (e niente mi toglie dalla testa che in tutti e tre i casi l'intervento del disegnatore satirico Vauro Senesi non è stato ininfluente) nessuna grande testata si è occupata della Freedom Flottilla. Non parliamo della TV: è stato un argomento completamente bandito da ogni trasmissione ed ogni rete televisiva. Eppure non stiamo parlando di fuffa. Parliamo di un milione e mezzo di persone, chiuso in un enorme ghetto, come quello di Varsavia nel 1941 ma enormemente più grande, dove i palestinesi sopravvivono grazie ai tunnel che vengono scavati da Hamas sotto il confine con l'Egitto attraverso i quali passano cibo, acqua, medicinali e quant'altro riescano a procurarsi. In teoria, potrebbero contare anche sui circa 200 camion che quotidianamente l'Onu manda attraverso il confin israeliano, ma è solo apparenza. In realtà Israele fa scaricare i camion nelle piazzole di sosta nelle vicinanze dei blocchi attraverso cui si può accedere al territorio palestinese e fa lasciare la roba ammonticchiata là, sotto i 40 gradi all'ombra che ci sono in quella zona, aspettando che marcisca e si deteriori (tranne quello che può servire agli israeliani stessi). Inoltre c'è un controllo assoluto del territorio palestinese. Gli è vietato scavare pozzi alla ricerca di acqua (le sorgenti sono state già da tempo canalizzate verso le colonie israeliane; i palestinesi dovrebbero averne la metà di quell'acqua, mentre in realtà è grasso che cola quando hanno il 10%); se qualcuno lo fa, arrivano nel giro di qualche gioprno i soldati israeliani che lo uccidono sul posto o lo arrestano, chiudendo il pozzo. Ancora peggio se qualcuno prova a coltivare la terra: con un buldozzer passano sul terreno coltivato, distruggendo anche le radici di ciò che si è piantato. E se ci sono alberi, prima vengono fatti a pezzi sotto gli occhi di chi possiede quel pezzo di terra. Provare a pescare? Impossibile: una cortina di motovedette spara su qualunque natante prenda il largo, di giorno o di notte e spara su qualunque persona stia sulla spiaggia. Alla stessa maniera cecchini sparano su chiunque si avvicini a meno di un chilometro dal muro che cinge il ghetto di Gaza. Ed usano proiettili autoespansivi (cioè proiettili che al momento dell'impatto si spaccano e si fratntumano in tante schegge che si disperdono ovunque nel corpo di chiviene colpito) mirando alle gambe, in modo da provocare ferite dolorosissime e che obbligano in molti casi ad amputare la gamba. E' una antica regola di guerra: un morto non dà fastidio a nessuno; un invalido necessita di chi lo cura e poi, al momento di ucciderlo, non può opporre molta resistenza
Ma di tutta questa situazione, chi ne sa niente? Quale giornale ne parla? Quale governo condanna queste azioni? Quanti inviati ci sono? Se si legge con attenzione, quando c'è qualche sempre più raro servizio dai palestinesi, l'inviato è sempre da Gerusalemme o Tel Aviv. Perchè? Semplice: nessun giornalista italiano è a Gaza (a parte Vittorio Arrigoni, fino a pochi mesi fa), e quelli che sono in Israele si limitano a trasformare in notizia i report dell'ufficio stampa dell'Idf, l'esercito israeliano.

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di Antonio Rispoli
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