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L'arsenale nucleare di Israele ed Iran


L'arsenale nucleare di Israele ed Iran
10/12/2011, 17:12

In questo articolo affronto argomenti tecnicamente complessi. Per renderli comprensibili a chi non conosce gli argomenti, ho dovuto lasciare qualche piccola imperfezione nei termini, ma non nella sostanza degli effetti descritti


Si parla di continuo del rischio Iran, della possibilità che voglia costruire testate nucleari per bombardare Israele. Proviamo ad immaginare che veramente l'Iran costruisca un certo numero (per esempio 20) di missili a testata nucleare. Cosa se ne fa?
Se li può solo tenere in tasca. Infatti, in Iran chiunque dia l'ordine di lanciare un missile nucleare, rischia di essere ucciso sul posto, fosse anche il Presidente Ahmadinejad. Può sembrare una sciocchezza, ma così non è. Infatti, nel 1980, quando iniziò la guerra con l'Iraq, l'allora ayatollah Khomeini emanò due fatwa (una fatwa è una sorta di "interpretazione moderna" del Corano su un singolo argomento; chi la viola, può essere condannato per apostasia): una che proibiva l'uso di missili a testata nucleare, chimica o batteriologica; la seconda che proibiva l'uso di missili a testata ordinaria a meno che non ci fosse l'assoluta certezza di non colpire o ferire civili. Una certezza che deve esserci anche dopo l'esplosione, per rispettare la fatwa. In altri termini, se venisse lanciato un missile a testata esplosiva convenzionale su una caserma israeliana, per esempio, e le schegge ferissero un passante o un ospite civile, chi ha dato l'ordine e chi ha lanciato, verrebbero processati per apostasia, reato che prevede la pena di morte.
Ma immaginiamo che i missili vengano lanciati lo stesso, magari ad opera di un gruppo di kamikaze. Che succederebbe? Le probabilità che i missili arrivino in Israele sono inferiori allo zero: Tel Aviv, da quello che si sa, ha un sistema difensivo antimissile su tre livelli. Il primo livello è quello dei missili Patriot, di fabbricazione americana, per intercettare i missili da lontano. Quando si avvicinano, entra in azione il secondo sistema (una volta erano gli Arrow, ma oggi sono stati aggiornati), formato da missili antimissili più piccoli dei Patriot, ma egualmente micidiali. Entro i 2-3 Km. entra in azione il terzo sistema, formato da cannoni laser guidati da un sistema computerizzato. Quindi, come si vede, un attacco del genere è impossibile.
Vediamo invece dalla parte opposta. Qui ci troviamo di fronte alla solita ipocrisia, perchè Israele ufficialmente nega di avere armi nucleari. Ma non ammette nel suo Paese gli ispettori della Aiea (Agenzia internazionale dell'energia atomica) per controllare e non ha mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare. In realtà si sa che ha un potentissimo arsenale nucleare: almeno 100 missili pronti al lancio con brevi preavvisi ed almeno altrettante testate da montare su bombe aeree o razzi a breve raggio lanciati da aerei.
Come non bastasse, ha continuato le ricerche per la creazione delle cosiddette "mini-nukes", cioè bombe nucleari di bassa potenza e che emanano una quantità di radioattività relativamente ridotta. E non si sono limitati a ricercare, ma le hanno anche sperimentate sul campo. Al di là di voci (mai confermate per l'impossibilità di mandarvi degli specialisti dotati delle opportune attrezzature) su esperimenti fatti sulla popolazione nell striscia di Gaza, sicuramente lcune mini-nukes sono state usate nel 2006, quando Israele invase il Libano, per tentare di conquistarne la parte meridionale. Esaminando strani crateri (troppo ampi e poco profondi, per essere stati causati da bombe) sono state riscontrate tracce di radioattività. Esaminando i resti, sono stati trovati pezzi di idrogeno metallico de-elettronizzato. Traduciamo in termini semplici. L'idrogeno può essere compresso, fino a raggiungere una cosistenza solida: è il cosiddetto idrogeno metallico, usato per batterie ricaricabili di alta qualità. In queste bombe piastre di idrogeno metallico vengono caricate di energia, fino ad espellere tutti gli elettroni in poche frazioni di secondo. Queste onde formate da elettroni ad alta energia sono quelli che vengono chiamati "raggi beta" e sono considerati radioattività di media entità. Per cui sono letali sono in un raggio relativamente ridotti, e mai in tempi brevi.
Ora, naturalmente ognuno può dire che Israele è una democrazia e quindi è più sicura di quello che viene considerato (a torto) un Paese non democratico. Ma io dico: chi è più affidabile? Un Paese che non ha una bomba atomica o chi l'ha già usata e ne ha un arsenale enorme?

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di Antonio Rispoli
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