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Pubblicati gli interventi sul web del giovane kamikaze

L'attentatore nigeriano Faruk era depresso e solo


L'attentatore nigeriano Faruk era depresso e solo
29/12/2009, 20:12

WASHINGTON - Il Washington Post pubblica gli interventi sui social network di Faruk, l’autore del fallito attentato di Natale. Si scopre in realtà un giovane solo e depresso indeciso tra estremismo e libertà. «Il mio nome è Umar ma puoi chiamarmi Farouk» si legge in un post, ed in un altro «possa Allah ringraziarti per leggere i miei messaggi e premiarti per il tuo aiuto». Insistenti sono le richieste di contatto e di sentire dall'esterno «il vostro parere» sui pensieri messi in rete. Pensieri che vanno dalle normali preoccupazioni di uno studente universitario, i progetti per il futuro e la paura per i test, a qualcosa di più profondo e, con il senno di poi, preoccupante come «il dilemma tra liberalismo e l'estremismo» come musulmano. «Il profeta ha detto che la religione è facile e chiunque cercherà di caricarsi di un peso eccessivo non potrà continuare - scriveva nel 2005, quando aveva 19 anni - così ogni volta che mi rilasso, mi trovo a deviare ed allora devo tornare ad impegnarmi ma poi mi stanco di quello che sto facendo, per esempio memorizzare il Corano, come posso trovare un giusto equilibrio?».
Un ragazzo «solo», senza amici e «senza un vero amico islamico» e «senza nessuno con cui parlare». È questo il ritratto che emerge di Umar Farouk Abdulmutallab, il 23enne nigeriano che il giorno di Natale ha tentato di farsi esplodere a bordo di un aereo che stava atterrando a Detroit, dai messaggi inviati, tra il 2005 ed il 2007, ai social network firmandosi come «Farouk 1986». In tutto 300 messaggi che il Washington Post ha rintracciato attraverso Facebook ed una chat islamica, entrambi frequentati con l'obiettivo esplicito di trovare amici.
I messaggi iniziano nell'ultimo anno in cui Farouk frequenta l'esclusiva boarding school britannica in Togo, periodo a cui si riferiscono i messaggi in cui il ragazzo spiega di non aver «nessuno con cui parlare, con cui consultarsi, nessuno che mi sostiene quando mi sento depresso e solo; non so cosa fare e credo che questa solitudine mi può portare altri problemi». La ragione principale della sua solitudine, spiega Farouk, è la mancanza di amici musulmani. «Io cerco di socializzare con tutti, non creo conflitti, rido e scherzo senza eccedere - scrive in un altro post - mi descriverei come ambizioso e determinato, soprattutto per quanto riguarda la religione: mi impegno a vivere la mia vita quotidiana secondo il Corano e la Sunna al meglio della mia possibilitá». Una devozione che spinge i compagni di scuola a soprannominarlo «Alfa», termine locale per identificare i religiosi islamici. Ma al contempo Farouk ci tiene a descriversi come un ragazzo «che fa sport, legge libri e guarda la tv, sempre però nei limiti concessi dalla religione». È questo l'aspetto che colpisce nei messaggi del ragazzo, lo sforzo di cercare di coinciliare le convinzioni religiose con lo stile di vita occidentale della scuola britannica frequentata.

 

 

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di Mario Aurilia
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