Dal mondo / Europa

Commenta Stampa

Piano per la costruzione di 8 centrali in Inghilterra

Le centrali nucleari Epr sono un flop, ma il costruttore è ottimista


Le centrali nucleari Epr sono un flop, ma il costruttore è ottimista
04/08/2011, 11:08

PARIGI (FRANCIA) - Come si fa ad essere ottimisti per un flop? Basta chiederlo alla Edf, società francese produttrice di energia elettrica. Le sue centrali nucleari Epr (European pressured reactor, cioè reattore pressurizzato europeo) stanno sforando tutti i tetti di tempo e di budget per la loro costruzione. E non si parla solo della centrale finlandese, che ormai 'è diventata una "fabbrica di San Pietro", dove i lavori vengono spostati in avanti all'infinito (doveva essere pronta entro il 2010, ora si dubita di finire entro il 2015). Ma anche nella stessa Francia: il reattore che stanno costruendo a Flamanville, in Normandia, non aprirà più nel 2012, come inizialmente previsto, ma nel 2016. E i costi raddoppiano, da 3 a 6 miliardi di euro.
Nonostante questo, il premier inglese David Cameron ha commissionate alla Edf due centrali nucleari - una nel Sufflok ed una nel Somerset - per un costo di 20 miliardi di sterline, più altre 6 che dovrebbero essere finite, secondo i piani del governo inglese, entro il 2018.
La Edf è contenta, nelle dichiarazioni dei suoi dirigenti imputa i ritardi nella costruzione al fatto che si tratta di una centrale nucleare di nuovo tipo, "la prima costruita in Francia da 15 anni a questa parte", e così via. Ma in realtà il problema è ben più serio. Anche il governo francese, che ha tutto l'interesse a sostenere la società nazionale, non può chiudere gli occhi davanti all'intero sistema, che mostra una notevole carenza nel comparto sicurezza. Per questo in Finlandia la costruzione è stata bloccata più volte; per questo in Francia le vicende procedono a rilento; per questo in generale le costruzioni di centrali nucleari (non solo del tipo Epr) vengono ormai viste male dalla maggior parte dei cittadini in qualsiasi parte del mondo occidentale

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©