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I medici non hanno voluto interrompere la gravidanza

Le impediscono di partorire a causa della religione e muore. Il caso di Savita Halappanavar


Le impediscono di partorire a causa della religione e muore. Il caso di Savita Halappanavar
14/11/2012, 18:30

DUBLINO - Savita Halappanavar, 31 anni, è morta dopo che i medici le hanno negato un’interruzione di gravidanza alla 17esima settimana, spiegandole che “questo è un paese cattolico”.  Il caso di questa dentista hindu ha sconvolto l’Irlanda, dove si è riacceso il dibattito sulle leggi in materia di aborto.
Ora, le autorità hanno aperto un’inchiesta. Il premier Enda Kenny ha dichiarato ai deputati di essere in attesa dei risultati delle indagini sulla morte di Savita, avvenuta presso l’ospedale universitario di Galway, Irlanda occidentale. In Irlanda l’aborto è illegale ad eccezione di quando serve a salvare la vita della madre. I familiari della 31enne hanno raccontato che la donna aveva chiesto diverse volte di interrompere la gravidanza perché avvertiva un fortissimo mal di schiena e stava per abortire. I medici tuttavia le avevano risposto che non poteva abortire perché l’Irlanda è un paese cattolico e il feto era ancora vivo, ha spiegato il marito Praveen all’Irish Times. 

Il marito della donna, durante un’intervista telefonica, ha raccontato che il consulente spiegò ”finché si sente un battito cardiaco del feto non possiamo fare niente”. Non sono nè irlandese, nè cattolica - disse allora Savita, secondo l’uomo - ma mi hanno detto che non possono fare niente. 
La donna è morta lo scorso 28 ottobre, a causa della setticemia, una settimana dopo il ricovero. Il feto è stato asportato dal suo corpo il 23 ottobre, dopo che il cuoricino aveva smesso di battere. L’ospedale ha spiegato in un comunicato di avere richiesto un’indagine sulla morte di Savita, che non è ancora partita, dato che i dottori stanno attendendo di parlare con la famiglia Halappanavar, al momento in India per i funerali. La coppia di indiani viveva a Galway, dove il marito 34enne lavora come ingegnere. 

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di Erika Noschese
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