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Romney: “Non può continuare a dare la colpa a George Bush"

L’economia ed il secondo mandato di Obama


L’economia ed il secondo mandato di Obama
13/06/2011, 09:06

“Non può continuare a dare la colpa a George Bush. Questa è la sua economia e fino ad oggi non ha fatto altro che fallire”. Così Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts, descrive l’operato di Barack Obama, in uno dei suoi primi discorsi politici subito dopo avere annunciato la sua candidatura alla nomina del Partito Repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti.
Al di là della retorica tipica del discorso, la frase di Romney non è priva di fondamenta anche se nemmeno il presidente degli Stati Uniti ha una bacchetta magica. L’economia continua a stentare dopo quasi tre anni della presidenza di Obama. I dati della disoccupazione del mese di maggio, 9,1 percento degli americani senza lavoro, lieve aumento dal mese scorso, suggeriscono che non tutto va a gonfie vele e ovviamente fanno pensare a solide ombre per la rielezione di Obama l’anno prossimo.
Solo 53.000 posti di lavoro sono stati creati negli Usa nel mese di maggio. Le compagnie private hanno assunto 83.000 lavoratori mentre i governi locali hanno licenziato 30.000 impiegati, 18.000 dei quali nella pubblica istruzione. Dal mese di settembre del 2008 il totale degli impieghi tagliati dai governi locali si aggira sui 450.000.
Le cose sono andate molto meglio nei mesi di febbraio, marzo ed aprile che hanno visto la creazione di una media di 222.000 nuovi posti di lavoro. Maggio sarà un’anomalia ma ovviamente non servirà a tranquillizzare la campagna di Obama. I 14 milioni di americani senza lavoro non sono un buon presagio.
La disoccupazione dovrebbe scendere a 8,5 percento verso la fine dell’anno prossimo secondo alcuni analisti. Una cifra non tanto gradevole dal punto di vista storico dato che nessun presidente in carica dai tempi di Franklin D. Roosevelt è stato rieletto con una disoccupazione simile.
La storia più recente ci dice però che Ronald Reagan dovette anche lui affrontare simili situazioni economiche. Alla fine del 1982, quasi due anni prima della prossima elezione, Reagan presiedeva a una disoccupazione del 10,8 percento. Pochi mesi prima dell’elezione però la cifra era scesa al 7,5 percento. L’economia era in continua ripresa e Reagan fu rieletto. Ovviamente non si può stabilire una causa ed effetto tra economia e rielezione dato che altri fattori entrarono nell’equazione, in particolar modo la politica estera e specialmente l’avversario, Walter Mondale.
Nonostante le nubi sull’economia Obama ha cercato di sottolineare gli aspetti positivi. L’industria automobilistica è in netta ripresa ed i prestiti concessi alle grosse aziende sono già stati ripagati al governo. Wall Street ha perso un po’ di terreno la scorsa settimana ma da quando Obama è entrato alla Casa Bianca la Dow Jones è aumentata del 60 percento. Quindi qualcuno ci ha guadagnato anche se ciò non viene riflesso nella creazione di posti di lavoro.
In parte i guadagni di Wall Street sono legati alla speculazione. La non brillante ripresa dei posti di lavoro si deve in grande misura al fatto che le aziende sono molto caute con le assunzioni di nuovi lavoratori. La produttività dei lavoratori americani aumenta e ogni volta possibile le aziende esportano le fabbriche a climi economici più accoglienti dove la manodopera costa pochissimo.
I fondi dello stimolo approvato dall’amministrazione di Obama nel 2009 sono già stati spesi e qualche effetto positivo si è visto. Ma come ha scritto Paul Krugman nel New York Times si trattava di un mini-stimolo, insufficiente data la forte recessione. Parlare di altre spese del governo però non entra nel discorso politico attuale. I repubblicani al controllo della Camera non fanno altro che parlare di tagli per risolvere il deficit. Stallo quindi dato il controllo dei democratici al Senato e alla Casa Bianca.
I candidati repubblicani alla nomina del Gop, quelli che hanno già annunciato e gli altri che non sono ancora entrati in campo, continuano a riscaldare la loro minestra di risolvere tutto con tagli alle tasse che stimolerà l’economia. Poco importa che le grosse aziende hanno già un sacco di soldi per investire ma che continuano a non usare.
L’economia avrà certamente un forte impatto nell’elezione dell’anno prossimo ma anche la scelta del candidato repubblicano sarà vitale. Se i repubblicani sceglieranno Sarah Palin, un peso intellettualmente leggero come dimostra la sua recente gaffe su Paul Revere, Obama ha poco da preoccuparsi.

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di Domenico Maceri
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