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È la prima consultazione popolare dalla caduta di Mubarak

L’Egitto in coda per votare le modifiche alla Costituzione

Per adesso i sì sono al 37% i no al 61%

L’Egitto in coda per votare le modifiche alla Costituzione
19/03/2011, 09:03

IL CAIRO - In Egitto si sono aperti alle 08:00 locali (le 07:00 italiane) le urne per il referendum sulla modifica alla costituzione, la prima consultazione popolare dalla caduta di Hosni Mubarak, lo scorso 11 febbraio. Sono 45 milioni gli egiziani chiamati a esprimersi nella consultazione, per la quale ci sarà tempo fino alle 19:00 (le 18:00 italiane), ora della prevista chiusura delle urne. Già lunghe code si sono formate ai seggi: soprattutto nella zona centrale del Cairo centinaia di persone sono in attesa di esprimere il loro voto e molti hanno raccontato di avere raggiunto il seggio dopo la prima preghiera della giornata, che si svolge verso le cinque (le quattro in Italia) del mattino. “È la prima volta in vita mia che vedo una cosa del genere”, ha raccontato una elettrice in fila per esprimere il suo voto. Gli egiziani potranno ora dire sì o no al pacchetto di dieci emendamenti in blocco, che intervengono su altrettanti articoli della Costituzione, in particolare quelli riguardanti la durata del mandato presidenziale, le caratteristiche del capo dello stato e le modalità per candidarsi. Il referendum non avrà quorum. A favore del sì, fino a questo momento, si sono pronunciati i Fratelli musulmani e il partito dell’ex rais Mubarak, il Partito Democratico nazionale. In base all’ultimo sondaggio i sì sono il 37% e i no il 61%. Ieri alcune centinaia di persone si sono radunate in Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione di febbraio, per chiedere una nuova Costituzione, invitando i cittadini a votare no. La manifestazione inoltre sta continuando: ci sono vetture con altoparlanti che circolano, invitando i cittadini a votare no, respingendo le proposte redatte da un apposito comitato nominato dal Consiglio supremo delle forze armate, per chiedere invece una nuova Costituzione.

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di Antonio Formisano
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