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Una storica vittoria per il popolo egiziano

L’Egitto in festa. Ora il post Mubarak

Riforme, democrazia, nuova Costituzione: il nuovo Egitto

L’Egitto in festa. Ora il post Mubarak
12/02/2011, 09:02

Venerdì 11 febbraio 2011: una giornata che passerà alla storia. Proprio verso le cinque, quando i manifestanti hanno cominciato a stendere in terra bandiere, stracci e fogli di giornale per inchinarsi verso La Mecca, il vice presidente Omar Suleiman si presenta in televisione cupo in volto. Legge poche righe di comunicato: “Cittadini, nel nome di Dio misericordioso e compassionevole, nella difficile situazione che l’Egitto sta attraversando, Hosni Mubarak ha deciso di abbandonare il suo mandato di Presidente della Repubblica e ha incaricato il Supremo consiglio delle forze armate di gestire l’amministrazione del Paese. Che Dio ci aiuti”. È il primo faraone della storia egiziana a lasciare il potere ancora in vita. Ci si creda o no, ma gli egiziani sono riusciti, con 18 giorni consecutivi di proteste e oltre 300 morti e migliaia di feriti, a mandare via il presidente Mubarak: 83 anni il 4 maggio prossimo, a pochi mesi dal compimento di 30 anni ininterrotti al comando. Le dimissioni del presidente egiziano sono state salutate da scene di giubilo e colpi di clacson in molti Paesi del Medio Oriente, in particolare in Libano, a Doha e Gaza. I residenti di Beirut hanno celebrato la notizia stappando bottiglie di champagne e sventolando bandiere egiziane. Gli sciiti di Hezbollah, dai rapporti a dir poco complicati con Il Cairo, si sono congratulati con gli egiziani per la loro “storica vittoria” e hanno annunciato l’organizzazione di “celebrazioni popolari massicce, per festeggiare la vittoria del popolo egiziano”. Una popolazione in festa, dunque, tra bandiere egiziane sventolate in mezzo ai fuochi d’artificio e grida di gioia, con gli altoparlanti delle moschee che invitavano la popolazione a uscire in massa per manifestazioni di “celebrazione con il popolo egiziano”. Anche a Doha, attraversata da centinaia di automobili ornate con bandiere egiziane, si sono sentiti tantissimi colpi di clacson. I manifestanti hanno intonato l’inno nazionale egiziano e gridato “Viva l’Egitto”, “L’Egitto è libero, i ladri se ne sono andati”. “Ora gli obbiettivi del nuovo Egitto devono essere le riforme e la democrazia. Una nuova Costituzione e libere elezioni. Ci vorranno sei o sette mesi”: a dichiararlo è Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba, che fa il punto sulle giornate storiche per il popolo egiziano e per tutto il mondo arabo. Riguardo il ruolo che la religione avrà nelle nuove istituzioni egiziane, Moussa ha sottolineato il clima di grande “collaborazione e tolleranza reciproca” tra i fedeli dei diversi credi, fianco a fianco in questi lunghi giorni nel chiedere la cacciata di Mubarak. “Questa protesta – ha aggiunto Moussa - ha dimostrato che c’èun nuovo clima tra diverse componenti della società egiziana. E' su queste basi che spero sarà possibile elaborare la nuova Costituzione”.

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di Antonio Formisano
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