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La risposta: “E’ responsabilità delle autorità libiche”

Libia: Amnesty denuncia la Nato per gli attacchi aerei

“Siano fatte indagini adeguate in nome dei civili uccisi”

Libia: Amnesty denuncia la Nato per gli attacchi aerei
19/03/2012, 18:03

ROMA - Si torna nuovamente a parlare di Libia e lo si fa in nome del gran numero di civili che hanno perso la vita. A distanza di un anno dal primo attacco aereo Nato, Amnesty International ha presentato un documento pubblico, con il quale denuncia la mancanza di indagini, da parte della Nato stessa, sulle numerose vittime civili provocate dagli attacchi aerei delle sue forze in Libia.
Il documento si intitola “Libia: le vittime dimenticate degli attacchi aerei della Nato”: a gennaio e febbraio, Amnesty International ha visitato i luoghi colpiti dagli attacchi aerei della Nato, verificando i danni e i resti delle munizioni, intervistando sopravvissuti e testimoni e ottenendo i certificati di morte delle vittime. Ha raccolto così un’enorme mole di materiale, che testimonierebbe come in tantissime città della Libia vi siano state numerose vittime civili, che non c’entravano nulla con i combattimenti, e delle quali la Nato sembra essersi dimenticata.
L’accusa che viene mossa è infatti questa: la Nato non ha condotto le necessarie indagini e non ha neanche tentato di stabilire contatti coi sopravvissuti o coi parenti delle vittime. Per questo Amnesty International chiede che vengano svolte indagini adeguate e venga fornita piena riparazione alle vittime e alle loro famiglie. “È con profondo disappunto che constatiamo come, oltre quattro mesi dopo la fine della campagna militare, le vittime e i parenti delle persone uccise dagli attacchi aerei della Nato rimangano all’oscuro di cosa sia accaduto e di chi ne sia stato responsabile”, ha infatti dichiarato al riguardo Donatella Rovera dell’associazione.
Nella sua ultima risposta ad Amnesty International, datata 13 marzo, la Nato ha dichiarato di essere “profondamente dispiaciuta per ogni danno che possa essere stato causato da quegli attacchi aerei”, ma di non avere “alcun mandato per svolgere qualsiasi attività in Libia dopo la fine, il 31 ottobre 2011, dell’Operazione protettore unificato” e che “la responsabilità principale” delle indagini è delle autorità libiche.

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di Antonio Formisano
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