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Secondo giorno di raid: Cina e Russia "rammaricate"

Libia, bombe su Tripoli: il regime chiede riunione Onu

Sotto attacco il bunker di Gheddafi, Italia pronta a colpire

Libia, bombe su Tripoli: il regime chiede riunione Onu
20/03/2011, 10:03

TRIPOLI - Operazione  “Odyssey Dawn”, secondo giorno: Tripoli si sveglia sotto le bombe dei militari della coalizione internazionale, dopo una notte scandita da attacchi dal cielo e dal mare. Venti gli obiettivi nel mirino delle forze di coalizione, distrutti carri ed attaccate dalle forze governative libiche le roccaforti di Bengasi. Un aereo della coalizione distrutto, cento missili Tomahwak (nella foto) hanno colpito ripetutamente le basi del Colonnello: gli ospedali sono pieni di morti, mentre la popolazione cerca i cadaveri dei loro cari uccisi dalle truppe fedeli al regime.
Non solo Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti: anche Italia e Canada sembrano intenti a prendere parte attivamente agli attacchi, tanto che il ministro La Russa, ieri, ha assicurato che le città italiane verranno blindate, e che Napoli, come Lampedusa, non correrà alcun rischio. Il nostro Paese sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di sette basi militari. Ed il rischio che tra gli obiettivi civili sotto la minaccia degli attacchi del colonnello Gheddafi ci siano anche basi italiane, è forte.
Poco prima dell'alba, un bombardamento ha preso di mira Tripoli e il dispositivo antiaereo nella capitale libica è entrato in azione. Il fuoco della contraerea è stato seguito da esplosioni e crepitio di armi automatiche. Il cielo della capitale è stato illuminato da traccianti e si sono udite frasi come “Allah è grande”. Un aereo della coalizione ha sorvolato la zona a sud della città, dove si trova la residenza-caserma del Raìs a Bab al Azizia, stando a quanto riferisce un inviato dell'Afp che si trova in un hotel ad un chilometro dal bunker del Colonnello. Le esplosioni stanno continuando dunque nella capitale e lungo tutta la costa della Libia. Gli attacchi sono condotti da statunitensi, inglesi e francesi, per far rispettare alle truppe del leader libico la no fly zone sul Paese decisa dalle Nazioni Unite. Le forze di Gheddafi avrebbero bombardato nuovamente Bengasi, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Citando fonti anonime, il canale satellitare ha parlato di fuoco dai tank e lancio di razzi.    Il rais sarebbe intenzionato a chiedere la riapertura del tavolo Onu: il Consiglio potrebbe riunirsi in giornata.
Alla guerra sono in molti a voler partecipare. Al di là della Germania che si è immediatamente tenuta fuori dal summit di Parigi, e della netta contrarietà al conflitto espressa da Mosca, i caccia spagnoli giunti sabato in Sardegna potreebbero anche loro levarsi in volo. Attraverso un comunicato, il ministro degli Esteri libico ha fatto sapere che il regime chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, spiegando di considerare nulla la risoluzione 1973 che impone la no fly zone sulla Libia, e ha annunciato che Tripoli non coopererà più nella lotta all'immigrazione clandestina. Ai raid delle forze alleate il Colonnello ha reagito fino a questo momento solo a parole con minacce gravissime: “il Mediterraneo - ha detto sabato sera attraverso un inusuale messaggio audio - è diventato un campo di battaglia”. Il presidente del Parlamento Mohamed Zwei ha dichiarato che molti civili sono stati uccisi durante gli attacchi contro Tripoli e Misurata; ha inoltre ribadito che i ribelli sono appoggiati da Al Qaeda. Secondo la tv del regime, migliaia di libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello, mentre i morti per i raid occidentali, stando sempre alle fonti del regime, sarebbero almeno 48.
Sul fronte della diplomazia internazionale, il comitato dell'Unione africana sulla Libia ha chiesto lo “stop immediato a tutte le ostilità” in Libia. Membri del comitato avrebbero dovuto recarsi domenica a Tripoli ma non hanno ricevuto l'autorizzazione. E dopo la Russia, anche la Cina ha espresso il suo «rammarico» per gli attacchi della coalizione internazionale contro le truppe del Colonnello. Pechino, insieme a Mosca, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto, si erano astenute al momento dell'approvazione della risoluzione 1973 che ha dato base legale all'intervento in Libia.
Dai talebani afghani arriva una condanna, senza minacce, delle “interferenze dell'Onu e dell'Occidente negli affari interni della Libia” perché esse “avranno conseguenze che sono contro gli interessi dei Paesi islamici”. In un comunicato, il portavoce dei talebani rivolge anche un appello alla popolazione libica a prendere il controllo della crisi e a non permettere che altri gestiscano il suo futuro.
 
 

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di Davide Gambardella
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