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Pressing internazionale: “È ora che il regime vada casa”

Libia, dai ribelli l’ultimatum al Raìs: “Via entro 72 ore”

In cambio delle dimissioni nessun processo per Gheddafi

Libia, dai ribelli l’ultimatum al Raìs: “Via entro 72 ore”
08/03/2011, 22:03

TRIPOLI - “Un regime che spara sul suo stesso popolo non è degno di stare nella famiglia delle nazioni”: tuonano in maniera forte, e a buon motivo, le parole del presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso. Sulla necessità di mandare a casa il regime Gheddafi sembrano essere tutti d’accordo e proprio su questo si lavora incessantemente, da diversi giorni ormai, per mettere a punto una nuova risoluzione che autorizzi anche il ricorso all’intervento militare, qualora dovesse essere necessario. In altre parole, il pressing internazionale sul regime del colonello aumenta con il passare delle ore, in concomitanza con le contrastanti voci che da ieri, tra smentite e conferme reciproche, giungono dalla Libia e che parlano di ipotetiche trattative in corso tra i rivoltosi e Tripoli. Ma soprattutto di un ultimatum di 72 ore lanciato al Raìs per farsi da parte, uscire definitivamente di scena senza, in cambio, essere processato. A far sentire la sua voce, inoltre, è il Consiglio Nazionale libico (Cnl) che, lanciando un appello all’Europa, rivendica il riconoscimento come “unico e legittimo rappresentante del popolo libico”, nel pieno rispetto, ne assicura il portavoce Mahmud Jebril, di tutti “gli accordi internazionali ed economici firmati da Gheddafi”. Intanto continuano i bombardamenti che hanno caratterizzato anche questa giornata che volge al termini e soprattutto si lavora ad una soluzione che possa essere condivisa. Come imporre il divieto di sorvolo sui cieli libici. La Nato, dal canto suo infatti, ha deciso di attuare una sorveglianza 24 ore su 24 sul territorio libico attraverso gli aerei-radar Awacs. Continuando nel frattempo a prepararsi per quella che al momento sembra l’unica operazione militare possibile e comunque la più gettonata: una no-fly zone per fermare i bombardamenti sui civili e sulle infrastrutture petrolifere nelle zone in mano ai ribelli. Proprio di questo parleranno giovedì a Bruxelles sia i ministri degli esteri della Ue, sia i ministri della difesa dell’Alleanza Atlantica. Venerdì, invece, l’argomento sarà discusso, in un vertice straordinario, dai capi di Stato e di governo europei. Allo stato attuale nella stesura del testo sono impegnate soprattutto Francia e Regno Unito, col pieno appoggio degli Stati Uniti. Ma ,oltre a una valutazione dei rischi e dei costi dell’operazione che sono abbastanza evidenti, resta un serio ostacolo da superare: le resistenze di due dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, Russia e Cina, che finora si sono mostrati in disaccordo e che potrebbero porre il veto sulla decisione. Intanto l’opzione no-fly zone incassa i favori del Consiglio nazionale libico costituitosi a Bengasi, con due capi ribelli (ex esponenti del governo libico), e dell’Organizzazione della Conferenza islamica (Oci), il cui segretario generale ha lanciato un vero e proprio appello: “Ci uniamo a coloro che chiedono la creazione di una zona di esclusione aerea e chiediamo al Consiglio di sicurezza dell’Onu di prendersi le sue responsabilitàin questo senso”.

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di Antonio Formisano
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