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Dopo il ministro Kussa il regime registra altre defezioni

Libia, fedeli al raìs in fuga. Per Gheddafi destino segnato?

Assistente di Saif al Islam a lavoro per l’exit strategy

Libia, fedeli al raìs in fuga. Per Gheddafi destino segnato?
01/04/2011, 10:04

TRIPOLI – Altre defezioni per il regime Gheddafi. Dopo l’ex ministro degli Esteri, Mussa Kussa, rifugiatosi a Londra, è la volta di altri funzionari che, seppur fedeli al colonnello, abbandonano Tripoli. Secondo quanto è stato riportato oggi da alcuni quotidiani arabi, a salutare il raìs sono stati questa volta il Presidente del Comitato popolare libico (pari al Parlamento), Mohammad Abu al Qassim al Zawi, l’ex premier libico, Abu Zayed Dordah e il nuovo Ambasciatore libico all’Onu, Ali Adbessalam Treki, a cui gli Usa hanno negato il visto, che ha annunciato in un comunicato che non intende accettare alcun incarico dal leader Muammar Gheddafi. Inoltre un emissario di Seif al Islam, il figlio “riformista” di Muammar Gheddafi, pare si sia recato in segreto a Londra per negoziare un’eventuale exit strategy dalla crisi in Libia. Una mossa a sorpresa, che testimonia lo sfaldamento del regime in Libia. I tre figli del colonnello sarebbero decisi, infatti, a tentare ogni strada per la fine della crisi in Libia, anche a dispetto della volontà dello steso Gheddafi, che ha più volte affermato di volere rimanere al potere. Al momento da Tripoli non ci sono indicazioni sul fatto che il colonnello abbia intenzioni di dimettersi, almeno ufficialmente. Ma una delle possibili soluzioni che pare sia stata discussa è quella di costringere Gheddafi alle dimissioni e insediare al suo posto il figlio Mutassim, attuale consigliere per la sicurezza nazionale, con la carica di presidente di un governo di unità nazionale ad interim. Una proposta che, però, non sarebbe gradita ai ribelli libici e neppure alla comunità internazionale.
Intanto, nel giorno in cui la Nato ha assunto il comando delle operazioni ed ha annunciato un’inchiesta sulla presunta morte di civili in raid aerei della coalizione a Tripoli, le forze leali al governo del colonnello hanno riguadagnato terreno. I ribelli, invece, aspettano l’aiuto delle potenze occidentali per potere ribaltare la situazione sul fronte bellico, dove sono in difficoltà. Per gli insorti i raid selettivi della coalizione cominciano a risultare insufficienti: questi, infatti, non necessitano solo di aerei, ma di tutti i mezzi militari possibili per far fronte all’Esercito professionale di Gheddafi. Il portavoce dell’esercito ribelle, Ahmed Beny, ha richiesto le armi necessarie per difendersi dai carri armati e dagli obici di grande calibro. Il colonnello, ex gheddafiano, ha assicurato che esistono negoziati con alcuni paesi per ottenere queste armi, anche se per il momento non ci sono accordi, almeno ufficiali. Si dice, infatti, che l’Egitto stia facendo passare armi dal confine con la Libia, e che il Qatar sia pronto a fare altrettanto.

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di Antonio Formisano
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