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Vertice bilaterale Usa-Italia: c’è comunione di intenti

Libia, Frattini conferma l’impegno militare italiano

Obiettivo numero uno: la democrazia per il post rais

Libia, Frattini conferma l’impegno militare italiano
05/05/2011, 15:05

ROMA – L’impegno italiano nelle missioni internazionali ed in particolare in Libia viene confermato. Al termine del colloquio con il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, il ministro Franco Frattini ribadisce che l’Italia non intende tirarsi indietro sul terreno e soprattutto che una transizione democratica della Libia post Gheddafi è l’obiettivo numero uno. “Confermiamo l’impegno italiano su tutte le missioni internazionali” e “certamente anche quella in Libia”, ha affermato, infatti, il titolare della Farnesina nella conferenza stampa congiunta al termine del colloquio con il segretario di Stato Usa, sottolineando comunque “l'importanza di una soluzione politica” alla crisi libica. La pressione militare in territorio libico viene vista agli occhi di entrambi come l’unico strumento attuale che possa convincere il rais a cessare gli attacchi contro i civili. Quasi in una perfetta comunione di intenti anche il segretario di Stato americano ha voluto sottolineare ancora una volta come in questo momento sia indispensabile aumentare la pressione militare, politica ed economica sul colonnello, con la speranza di una transizione democratica verso un futuro migliore per la Libia. Proprio in questo, ha voluto aggiungere la Clinton dopo il riconoscimento di gratitudine all’Italia per il suo impegno, “l’Italia e gli Stati Uniti lavorano fianco a fianco”.
Nel corso della seconda riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia, oggi a Roma, il responsabile della Farnesina ha inoltre illustrato gli obiettivi per una soluzione diplomatica della crisi libica: favorire “il coordinamento sull’iniziativa politica”, esprimere “sostegno economico, in particolare al Consiglio nazionale transitorio di Bengasi”, e tracciare “una road map per il cessate il fuoco
e per un’assemblea costituzionale volta alla riconciliazione libica”. In conclusione, per quanto riguarda il nostro Paese, “non c’è alcun senso di affaticamento, di stallo o di sospensione della nostra determinazione”. E se sulla fine della missione il ministro francese degli Esteri parla di “una questione di mesi”, l’Italia “non ha alcuna intenzione di stabilire una cronologia”.

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di Antonio Formisano
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