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A Misurata i lealisti utilizzano “scudi umani”

Libia, i raid Nato frenano il raìs. Ma si combatte ancora

Negoziato fermo: non c’è accordo sul futuro del colonnello

Libia, i raid Nato frenano il raìs. Ma si combatte ancora
05/04/2011, 18:04

TRIPOLI - In Libia continuano i combattimenti tra le forze lealiste e i ribelli, mentre procedono, attualmente privi di risultato, gli sforzi diplomatici per arrivare a un “cessate il fuoco”. Il fronte bellico per il momento è fermo a Brega, dove da più di una settimana il vantaggio delle truppe fedeli al raìs viene di volta in volta annullato dagli attacchi aerei della Nato. Proprio oggi, infatti, i raid della coalizione internazionale hanno distrutto diversi caccia e due blindati delle forze di Gheddafi. Ma è soprattutto sulla città di Misurata che si concentrano tutte le attenzioni: proprio qui, è stato infatti ammesso, Gheddafi sta utilizzando scudi umani contro i raid aerei. Secondo l’ufficiale delle operazioni militari contro la Libia, il generale Charles Bouchard, i bombardamenti comunque hanno messo fuori uso il 30% delle risorse militari del colonnello, che però è abile a nascondere i suoi blindati.
Il negoziato intanto stenta a decollare perché non c’è accordo sul futuro del raìs. Il portavoce del regime di Tripoli ha affermato che il governo è pronto a nuove elezioni e a riformare il sistema politico, ma che il colonnello deve restare. Il regime ha criticato il governo italiano, dicendo che ha fatto scelte “sbagliate”, anche “per gli interessi della nazione”. Il portavoce Ibrahim Mussa ha espresso “rammarico” per la decisione dell’Italia di riconoscere il Consiglio dei ribelli di Bengasi come unico interlocutore libico: “L’Italia non sta comunicando con il governo libico”, ha dichiarato, “noi siamo sempre stati cooperativi ed è il nostro governo che ha stretto gli accordi economici tra i due Paesi”. Ma il governo italiano è fermo: “Gheddafi sta facendo strage nelle città”, in particolare a Misurata, ha ricordato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. In giornata i ribelli libici contano di dare il via, dopo tre settimane, alla loro prima spedizione di petrolio all’estero che aiuterà a rimpinguare le loro dissanguate casse.
Intanto una nave turca con a bordo 321 feriti libici prelevati a Bengasi e Misurata è arrivata nel porto di Smirne. La nave è stata scortata da caccia-bombardieri F-16 dell’aviazione di Ankara. I feriti sono stati visitati in un ospedale da campo allestito nello scalo marittimo e poi smistati nei centri sanitari, dove potranno ricevere cure adeguate.

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di Antonio Formisano
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