Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Un medico: “7 civili uccisi dai raid della coalizione”

Libia, i ribelli pronti alla tregua. Ma a condizioni precise

I lealisti bombardano “a casaccio” la città di Misurata

Libia, i ribelli pronti alla tregua. Ma a condizioni precise
01/04/2011, 16:04

BENGASI – Mentre in Libia si continua a combattere, soprattutto a Misurata in Tripolitania e a Marsa el-Braga in Cirenaica, da Bengasi i ribelli aprono al “cessate il fuoco”. Una probabilità, però, sulla quale hanno fissato delle condizioni ben precise, assicurando che mai rinunceranno alla richiesta di esilio per il leader libico Muammar Gheddafi e per la sua famiglia. In cambio il raìs deve fermare l’assedio. Una possibilità, quella del “cessate il fuoco”, che ottiene l’ok anche da parte degli interlocutori britannici dell’intermediario del regime, Mohammed Ismail, inviato in forma segreta a Londra per trattare una possibile via di uscita dalla crisi libica. “Non abbiamo alcuna obiezione rispetto a un “cessate il fuoco”, ha dichiarato Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Bengasi, insieme all’inviato speciale delle Nazioni Unite, l’ex ministro degli Esteri giordano Abdelilah al-Khatib. La condizione, però, ha puntualizzato, è “che i nostri fratelli nelle città della parte occidentale del Paese godano di piena libertà di espressione”. Abdel Jalil ha chiesto inoltre che le forze fedeli a Gheddafi si ritirino e levino l’assedio dalle località attualmente circondate; e ancora, che siano allontanati i mercenari di qualsiasi provenienza. Ma non solo, in alternativa, il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio rinnova la richiesta di forniture di armi, di cui i ribelli necessitano per poter sconfiggere le truppe fedeli al colonnello.
Intanto le ostilità sul terreno proseguono incessantemente, al pari dei raid aerei della coalizione multinazionale sotto comando Nato, sia pure rallentati dal maltempo che rende difficile individuare i bersagli. Forse anche per tale ragione, stando a quanto denunciato da un medico locale, in un raid aereo della coalizione su Zawia el-Argobe, a 15 chilometri da Brega, sono morti sette civili giovanissimi di età compresa fra i 12 e 20 anni. Al contempo, a detta di fonti dei rivoltosi, Misurata è stata sottoposta a uno dei martellamenti più massicci dall’inizio della crisi: i lealisti la starebbero bombardando “a casaccio”, senza alcun rispetto per i civili, con un fuoco concentrico di carri armati, mortai, lancia-granate e missili.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©