Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Tunisi proscioglie ex collaboratore del rais. È polemica

Libia, la Clinton spiega: “Su Italia solo omissione tecnica”

Diversi Gheddafi sarebbero fuggiti dalla località di Sebha

Libia, la Clinton spiega: “Su Italia solo omissione tecnica”
23/09/2011, 10:09

TRIPOLI – Nessuna omissione voluta, ma solo una dimenticanza. Il mancato ringraziamento all’Italia per l’impegno in Libia, nel discorso pronunciato da Barack Obama all’Onu, è stato solo una “omissione tecnica” e nulla di più. Sulla faccenda torna a parlare il segretario di Stato Usa, Hilary Clinton, che assicura al ministro degli Esteri, Franco Frattini, “l’altissimo riconoscimento dell’amministrazione americana del ruolo politico e militare dell’Italia” nella missione libica. A seguito di chiarimenti intercorsi tra le ambasciate, a quanto pare, nel corso dei quali era stata manifestata la “sorpresa” italiana per la circostanza, dagli Usa hanno voluto nell’immediato spiegare che il testo finale del presidente americano era rimasto vittima di una “defaillance” nel percorso di stesura finale prima dell’ok definitivo e non era stato supervisionato da chi si occupa dell’Italia.
Intanto sul terreno continua la caccia al colonnello. Di Muammar Gheddafi non si hanno notizie certe. E’ un giro continuo di voci, infatti, quelle che riguardano un possibile rifugio dell’ex rais, che di volta in volta però vengono smentite con la stessa rapidità con cui inizialmente trovano diffusione. Numerosi esponenti del regime di Muammar Gheddafi, intanto, sarebbero fuggiti dalla località di Sebha, conquistata dalle milizie del Consiglio Nazionale di Transizione, in direzione della frontiera nigeriana: lo hanno reso noto fonti militari dello stesso Cnt, senza aggiungere ulteriori dettagli. Secondo le fonti nell’oasi di Sebha vi sarebbero ancora delle sacche di resistenza, ma la città e i sobborghi più immediati sarebbero sotto il controllo delle milizie, salvo la presenza di alcuni cecchini isolati.
Sembra destinata a creare polemica la sentenza con cui la corte d’appello di Tunisi ha confermato il proscioglimento, dall’accusa di essere entrato illegalmente nel Paese, dell’ex stretto collaboratore di Gheddafi, il comandante Khouildi Hamidi. Ieri, per la medesima accusa il tribunale di Tozeur ha condannato a sei mesi di reclusione - dando immediata esecuzione alla pena – l’ex premier libico Baghdadi Mahmudi. I due casi appaiono simili: i due ex esponenti del regime di Gheddafi sono stati sorpresi (Hamidi all’aeroporto di Tunisi, mentre stava per imbarcarsi su un aereo per lasciare il Paese; Mahmudi al confine con l’Algeria) con i passaporti privi del visto d’ingresso. Ma, mentre Hamidi è stato prosciolto (con sentenza confermata in appello), Mahmudi è finito, nel giro di poche ore dopo il fermo, prima davanti al pubblico ministero, poi in tribunale e, quindi, in carcere.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©