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Gheddafi torna a parlare: “Nessuna fuga. Solo menzogne”

Libia: la voce del rais, fiducioso su vittoria in extremis

Individuata la fossa comune della strage del 1996

Libia: la voce del rais, fiducioso su vittoria in extremis
08/09/2011, 09:09

TRIPOLI - L’ormai ex leader libico Muammar Gheddafi è tornato a farsi vivo. Un suo nuovo messaggio audio è stato trasmesso dalla Tv ‘Arrai’, l’unico media rimasto ancora in contatto con il rais e la sua famiglia, ed è l’ennesima riprova di come Gheddafi non consideri la resa come un’opzione possibile e di come speri ancora in un rovesciamento clamoroso. “Le menzogne sulla mia fuga sono solo una guerra psicologica”: con queste parole il rais è tornato ad esortare i libici ad armarsi contro i ribelli, accusando il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) di essere un fronte di poteri occidentali. Nel suo nuovo messaggio, Gheddafi si è rivolto a “tutti i miei cari amati libici”: “La terra è vostra – ha detto – e dovete difenderla da questi traditori”. Gli insorti, per il rais, sarebbero “spie dell’Italia e della Francia. Germi, ratti che lavorano con la Nato e il Regno Unito per bombardare il nostro Paese. E per questo da catturare”.
Non sembra voler mollare la presa, dunque, Muammar Gheddafi. E questo nonostante gli avvenimenti in terra e l’avanzata degli insorti siano a lui sfavorevoli. In un Paese già proiettato ad un futuro senza la figura del rais, si fa strada l’ipotesi sempre più concreta che lo stesso colonnello sia a lavoro su un progetto concreto: secondo diverse fonti, infatti, il rais starebbe lavorando ad una controffensiva, usando anche il suo patrimonio personale, l’oro che ieri veniva dato in viaggio verso il Niger su un convoglio di 200 veicoli, per assoldare mercenari nei Paesi nordafricani. Gheddafi, inoltre, sarebbe ancora in Libia e, contrariamente a quanto emerso in questi ultimi giorni, si nasconderebbe nel sud del Paese, desertico e quasi inaccessibile. Il rais, dunque, inseguirebbe ancora il suo sogno di una vittoria in extremis. E questo nonostante il mondo politico e diplomatico lavori già sul post Gheddafi, definendone le tappe.

INDIVIDUATA FOSSA COMUNE DELLA STRAGE DEL 1996
Alcuni responsabili di Muammar Gheddafi catturati nei giorni scorsi dai ribelli libici hanno reso noto il luogo dove si troverebbe la fossa comune, con 1.300 cadaveri di prigionieri politici uccisi per ordine del rais nel 1996, nel carcere di Abu Salim, a Tripoli. Una strage denunciata da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International (Ai) e Human Rights Watch (Hrw). Abdallah Ali, uno dei responsabili del media center di Misurata, ha detto che “la fossa comune verrà aperta a breve” e che gli insorti vogliono che all’apertura siano presenti organizzazioni internazionali come la Croce Rossa Internazionale, Human Rights Watch e Amnesty International per documentare l’evento. Secondo Hrw, il supercarcere nel cuore del quartiere di Abu Salim, dove in passato sono stati rinchiusi molti oppositori politici del regime di Gheddafi, fu il teatro di una repressione di massa, attuata in seguito a una rivolta dei carcerati, in cui furono uccisi a colpi di kalashnikov e granate oltre 1.300 detenuti. Una vicenda che non si è mai riusciti a ricostruire in maniera chiara e che ha lasciato i parenti delle vittime senza risposte. Furono proprio i parenti dei detenuti morti ad Abu Salim a innescare in febbraio la protesta che da Bengasi si è poi diffusa in tutta la Libia.

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di Antonio Formisano
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