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Erdogan propone a Gheddafi la nomina di un nuovo uomo

Libia, le forze del rais verso la “capitale” degli insorti

Ancora nulla di fatto per la no-fly zone

Libia, le forze del rais verso la “capitale” degli insorti
14/03/2011, 19:03

BENGASI - Un altro lunedì di consueta guerriglia volge al termine in Libia, mentre resta aperto l’interrogativo per ciò che riguarda la città di Brega: gli oppositori del regime, infatti, continuano a sostenere di aver riconquistato il centro petrolifero, tornato sotto la sorveglianza dei fedeli al rais nella giornata di ieri, ma non è da escludere l’ipotesi che possa trattarsi di un tentativo, da parte dei ribelli, di mostrarsi ancora in grado di rispondere agli attacchi del regime. Mentre resta privo di risposta il dubbio su chi sia realmente a detenere il controllo della città di Brega, intanto le forze fedeli a Muammar Gheddafi continuano ad avanzare, bombardando le città, verso la parte est del Paese. Hanno bombardato Agedabia e proseguono a stringere su Zuwarah, ultimo baluardo dei rivoltosi. E ciò a dimostrazione che i sostenitori del leader libico si avvicinano sempre più a quella che è identificata, ormai da diversi giorni, come la “capitale dell’insurrezione”: Bengasi.
Ma quello del controllo di Brega non è l’unico interrogativo irrisolto. Anche dal punto di vista diplomatico, dove tutto sembrava muoversi alla ricerca di una soluzione, in realtà ancora nulla di concreto è stato attuato. In serata, a Parigi, la riunione dei ministri degli Esteri del G8, imperniata soprattutto sull’imposizione di una no-fly zone in Libia. Non tutti sono tuttavia d’accordo: la Russia e il Canada hanno anzi chiesto chiarimenti sull’eventuale imposizione del divieto di sorvolo sollecitata dalla Lega Araba al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che dal canto suo ha tenuto una seduta a porte chiuse. Se Francia e Gran Bretagna sono favorevoli alla no-fly zone, Italia e Germania sono più caute, e in seno alla stessa amministrazione di Barack Obama non mancano le perplessità. Se infatti appare favorevole il segretario di Stato, Hillary Clinton, tutt’altro che entusiasta si è dimostrato il capo del Pentagono, Robert Gates. Il ministero della Difesa Usa ha anzi tenuto a precisare che decisioni in proposito non ne sono ancora state prese. Contro qualsiasi intervento militare da parte della Nato si è espresso chiaramente ancheil premier turco Recep Tayyip Erdogan, che lo ha liquidato come “inutile” e “pericoloso”. Erdogan ha riferito di aver contattato Gheddafi e, pur non essendo riuscito a parlargli di persona, di aver proposto la nomina di un presidente della Repubblica che goda dell’appoggio della popolazione e possa essere accettato da tutte le parti in causa. Lo stesso Gheddafi nel frattempo, per cercare di rompere l’isolamento internazionale, ha offerto a Russia, Cina e India di sostituirsi all’Occidente nello sfruttamento delle ricchezze petrolifere libiche.

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di Antonio Formisano
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