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Lunedì Frattini incontra un rappresentante degli insorti

Libia, operazioni e comando Nato. Al via “Unified Protector”

Il ministro Kussa si dimette. Contattata la nave italiana

Libia, operazioni e comando Nato. Al via “Unified Protector”
31/03/2011, 10:03

BRUXELLES - A partire dalle 8 di oggi la Nato ha assunto il comando di tutte le operazioni militari in Libia, succedendo in questo modo alla coalizione multinazionale impegnata dallo scorso 19 marzo. Le operazioni dei raid aerei saranno dirette d’ora in avanti dal centro di comando della Nato a Napoli, in particolare dal generale canadese Charles Bouchard. L’Alleanza, insomma, si farà carico con le proprie strutture di tutte le operazioni militari che riguardano la Libia e questo vuol dire che la “coalizione dei volenterosi”, nata sulla base dell’emergenza, sta un po’ alla volta scomparendo, confluendo nella più ampia operazione della Nato dal titolo “Unified Protector”.
Intanto, il colonnello libico Muammar Gheddafi incassa un nuovo duro colpo. Il ministro degli Esteri libico Mussa Kussa, uno dei più stretti consiglieri del raìs ed ex capo dell’intelligence, si è dimesso ed è volato in Gran Bretagna dove ha annunciato di non rappresentare più il regime di Tripoli, come segno di protesta per i bombardamenti di Gheddafi contro la sua popolazione. Mussa Kussa è una delle figure principali del governo di Gheddafi ed il suo ruolo è quello di rappresentare il proprio regime a livello internazionale: qualcosa che non è più disposto a fare. Il suo gesto dovrebbe essere di incoraggiamento per chi, pur essendo vicino e fedele al leader Gheddafi, sostiene un futuro migliore per la Libia. La “fuga” del ministro Mussa Kussa, oltre a rappresentare uno smacco per il raìs, potrebbe rappresentare, infatti, una svolta nella delicata crisi libica. Dall’inizio dei combattimenti in Libia, infatti, diversi membri del regime del raìs hanno deciso di sostenere i ribelli e di abbandonare l’entourage del colonnello, come segno di protesta per l’uccisione di civili.
Anche l’Italia si muove contro il regime Gheddafi. Lunedì prossimo a Roma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, incontrerà il rappresentante della politica estera del Consiglio Transitorio di Bengasi, organismo, ricordiamolo, a cui fanno capo coloro che in Libia si sono ribellati a Gheddafi. Nel corso del suo intervento al programma televisivo ‘La Telefonata’ di canale 5, il ministro Fratini ha assicurato che l’Italia ha “un contatto forte” con gli insorti, cominciando dal consolato aperto a Bengasi, e ha ricordato di aver “parlato più volte con questo gruppo, anche l’altro ieri a Londra”. Riguardo al fatto che potessero esserci contatti tra i ribelli e Al Qaeda, Frattini sostiene che c’era molta preoccupazione all’inizio al riguardo. Ma poi “ci siamo resi conto – ha dichiarato il ministro - che è interesse del gruppo di Bengasi isolare i fondamentalisti”.

STABILITO CONTATTO CON PESCHERECCIO ITALIANO
Non si avevano più tracce dalla scorsa notte del peschereccio italiano “Mariella” impegnato nelle acque libiche in operazioni di pesca. Stamattina la Capitaneria di porto di Siracusa è riuscita a stabilire un contatto. I tre membri dell’equipaggio a bordo”stanno bene”. L’allarme era stato lanciato alle 22.30 di ieri con un messaggio satellitare a circa 50 miglia al largo di Bengasi. L'imbarcazione di circa 20 metri, con tre persone a bordo, impegnato nella pesca già dallo scorso 24 marzo, si trovava nel golfo della Sirte (acque libiche) quando ha lanciato la richiesta SOS. L’equipaggio dell’unità è composto dal capobarca Angelo Miraglia, 43 anni, Ernesto Len di 62 anni, e Giuseppe Gennuso, 56 anni. Al momento, hanno spiegato dalla capitaneria di porto, non è ancora chiaro se si sia trattato di un sequestro breve. “Il contatto che abbiamo stabilito è stato breve e non ci ha permesso di acquisire notizie in merito. Ci premeva soltanto sapere se l’equipaggio sta bene. E questo ce lo hanno confermato”. La Capitaneria ha invitato il peschereccio a “fare ritorno in Italia, anche perché quella zona al largo della Libia è a forte rischio”.

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di Antonio Formisano
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