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Diatriba tra i Gheddafi: al-Saadi accusa Saif al-Islam

Libia: probabile offensiva finale dei ribelli a Bani Walid

L’assalto alla città potrebbe essere sferrato domani

Libia: probabile offensiva finale dei ribelli a Bani Walid
05/09/2011, 19:09

TRIPOLI – Sono ore di trepida attesa quelle che si stanno consumando in Libia intorno a Bani Walid, roccaforte rimasta ancora nelle mani dei fedeli di Muammar Gheddafi. Gli insorti libici, infatti, dal momento che le trattative con i lealisti su una possibile resa pacifica si sono tramutate in un nulla di fatto, sono pronti ad attaccare la città, situata a 150 km a sudest di Tripoli. E l’assalto, fanno sapere le forze del governo di transizione, potrebbe essere sferrato già nella giornata di domani.
Nel frattempo sembra essersi creata una diatriba interna alla famiglia Gheddafi. Il terzogenito del rais, al-Saadi, uno dei due figli del colonnello che insieme a Mutassim si troverebbero ancora nella città in pieno deserto, ha lanciato dure accuse al fratello maggiore Saif al-Islam, addebitandogli la responsabilità dell’insuccesso nei negoziati con il Consiglio Nazionale Transitorio. In un’intervista telefonica alla Cnn, infatti, lo stesso Saadi, noto in Italia per aver tentato brevemente e senza troppa fortuna la carriera di calciatore in serie A, ha affermato che il tono “aggressivo” di un discorso pronunciato mercoledì scorso da Saif al-Islam ha provocato la rottura dei colloqui con gli oppositori. E di fatto ha spianato la strada a una loro offensiva finale contro le località ancora schierate con il regime.
Sulla sorte del rais, intanto, è ancora buio pesto. Si è saputo però che alcuni membri dell’entourage di Muammar Gheddafi hanno attraverso il confine meridionale libico e sono entrati in Niger; tra loro ci sarebbe il capo della sicurezza personale del colonnello, Mansour Daw. Non è chiara, invece, l’identità degli altri membri del gruppo, una decina di persone, arrivati nella città di Agadez, nel nord del Niger.

LA CINA AMMETTE: GLI EMISSARI DEL REGIME CI CONTATTARONO
La Cina ha ammesso che a luglio alcune sue aziende furono contattate da emissari del regime per l’acquisto di armamenti, ma ha escluso che vi siano state forniture e che il governo non fu coinvolto. Pechino ha così in parte confermato le indiscrezioni dalla stampa canadese, che citava documenti segreti, redatti su carta intestata di un dipartimento pubblico libico, ritrovati in mezzo ai rifiuti vicino a Bab al-Azizia, l’ex residenza-bunker del Colonnello.

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di Antonio Formisano
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