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Il Raìs cerca di negoziare con i capi della rivolta

Libia: si alle sanzioni e ipotesi esilio per Gheddafi

Intanto si combatte ancora a Misurata, a 200 km da Tripoli

Libia: si alle sanzioni e ipotesi esilio per Gheddafi
28/02/2011, 18:02

Si lavora. E lo si fa in maniera unanime con un unico obiettivo: fermare la violenza che ormai da troppi giorni sta colpendo la Libia. Proprio nel momento in cui il mondo intero studia e passa in rassegna il modo che possa rappresentare una soluzione alla crisi libica, dagli Stati Uniti spunta l’ipotesi di esilio per Gheddafi. Zimbabwe e Venezuela, ma anche Bielorussia e forse Serbia: nell’assenza di informazioni certe sulla meta di una possibile fuga di Muammar Gheddafi, per ora assediato nella trincea di Tripoli, appaiono questi i paesi guidati da dittatori, leader anti-americani o semplicemente dirigenti amici che potrebbero ospitare il colonnello libico. Per il Consiglio dei diritti umani dell’Onu l’attenzione è da rivolgere alle rivolte popolari che stanno sconvolgendo il mondo arabo, per Hillary Clinton sostenere le rivolte arabe “non è una questione di ideali, ma è un imperativo strategico”, in Libia l’ex capo dell’intelligence libica all’estero, Bouzid Durda, è stato incaricato dallo stesso Muammar Gheddafi di negoziare con i capi della rivolta. Nel frattempo, mentre tutto il mondo è al lavoro, l’Ue trova l’accordo sulle sanzioni per stringere la morsa attorno a Gheddafi: congelati i beni e divieto di viaggio per tutti. Il tribunale Penale dell’Aja ha avviato infatti la raccolta di materiale preliminare sui crimini commessi nella repressione della rivolta ed entro una settimana potrebbe incriminare Muammar Gheddafi per crimini contro l’umanità. Si sta lavorando intanto all’ipotesi, sostenuta con forza dal premier britannico David Cameron, di una No fly zone che però necessiterebbe dell’avallo del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il pentagono, invece, in attesa di una decisione della Casa Bianca, ha ridispiegato le sue forze attorno alla Libia per essere pronta ad ogni eventualità. Tra le altre unità avvicinate al teatro libico la portaelicotteri d’assalto Kearsage, con a bordo un contingente di oltre 1.800 Marines. E intanto la situazione sul campo appare ancora in una sostanziale fase di stallo. Si combatte ancora vicino a Misurata, 200 chilometri a est di Tripoli. I ribelli hanno sventato un attacco delle forze lealiste, nei pressi della terza città libica, e hanno abbattuto almeno un elicottero militare che aveva aperto il fuoco contro la locale stazione radiofonica. I ribelli libici che controllano Zawiyah, a soli 50 km a ovest da Tripoli, temono il contrattacco da parte delle forze di Gheddafi: 2.000 uomini fedeli al colonnello hanno infatti circondato la città. La città, con le sue raffinerie di petrolio e un porto, è situata in una posizione strategica. intanto resta forte la preoccupazione per l’emergenza umanitaria e Frattini si è detto disposto a sostenere l’apertura di un corridoio umanitario per consentire l’arrivo degli aiuti.

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di Antonio Formisano
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