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Fedeli al raìs mostrano 18 corpi carbonizzati in un ospedale

Libia, si combatte a Tripoli. Uccisi diversi civili

Partecipazione italiana: si del Senato, oggi vota la Camera

Libia, si combatte a Tripoli. Uccisi diversi civili
24/03/2011, 11:03

TRIPOLI – Mentre la politica discute e soprattutto si divide sul dossier Libia e sul comando Nato delle operazioni militari, sul campo continuano gli scontri a fuoco tra le truppe fedeli al leader libico e i ribelli. Attacchi si sono registrati, infatti, nel corso di tutta la notte, ma anche all’alba, in particolare nella città di Tripoli. Nel sesto giorno dell’operazione Odissea la contraerea è entrata in azione alle 5.30 e subito dopo hanno avuto luogo forti esplosioni in tutta la Capitale. Secondo il regime sarebbe stata colpita Tajura, un sobborgo residenziale di Tripoli: l’agenzia ufficiale Jana ha fatto sapere che i bombardamenti “hanno provocato un numero elevato di morti fra i civili”. Alcuni fedeli al regime, inoltre, hanno mostrato ai giornalisti 18 corpi carbonizzati in un ospedale della Capitale: sarebbe infatti questo l’esito dei bombardamenti della notte, che ha colpito tanto i militari quanto i civili. Le forze fedeli al raìs, inoltre, hanno bombardato anche il principale ospedale di Misurata e alcune abitazioni della terza città della Libia, a 200 chilometri a est di Tripoli. Ma la notizia questa mattina arriva anche da Bengasi. Sono ex insegnanti di musica, pasticceri, contabili. Vestono abiti borghesi e tutti, insieme, sono intenzionati a metter fine al regime di Muammar Gheddafi. Sono i ribelli di Bengasi, dove ha sede il Consiglio nazionale transitorio libico. “Non è vero che la situazione è nel caos”, dice da Bengasi il portavoce dei ribelli, Mustafa Gheriani, rispondendo a distanza alle accuse formulate dal colonnello Muammar Gheddafi. In campo, spiega alla Bbc, vi sono ben 17mila soldati dei ribelli. Che soldati veri e propri non sono, ammette, precisando che si tratta di civili che hanno abbandonato la loro professione per unirsi alla rivoluzione contro il colonnello. Intanto dal punto di vista diplomatico anche in Italia sembra essersi mosso qualcosa. Ieri il Senato ha dato il via libera alla partecipazione italiana alle operazioni contro la Libia, ma di sicuro l’approvazione non è arrivata attraverso “quell’ampia convergenza” auspicata dal presidente della Repubblica. Cinque risoluzioni distinte, sulle quali il Parlamento si è praticamente spaccato. Alla fine l’aula di palazzo Madama ha approvato il testo della maggioranza integrato da quello del Partito Democratico. In altre parole, l’unità che ci sia spettava tra maggioranza e opposizione su questioni strategiche per il Paese non è stata trovata: e questo proprio mentre l’Italia è nel pieno di una bufera diplomatica che coinvolge Europa, Nato, Stati Uniti e la sponda araba del Mediterraneo. Non sono state integrate le risoluzioni di IdV, Terzo Polo e Radicali, che alla fine sono state bocciate. Toccherà invece oggi alla Camera votare sulla missione italiana in Libia. A Montecitorio, a differenza che al Senato, è stata presentata una risoluzione unitaria a firma Pd, IdV e Terzo Polo. Il testo riprende la mozione votata all’unanimità dalle Commissioni Esteri e Difesa la settimana scorsa.

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di Antonio Formisano
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